Uno dei privilegi dell'uomo è la sua capacità di agire in modo razionale, orientato al conseguimento di un fine consapevolmente posto e perseguito. Ogni azione, prima di divenire reale, matura nella nostra mente nella forma di uno scopo solo pensato. A questo stadio, l'azione è suscettibile di infinite varianti ed è soggetta solo alla illimitata libertà di pensiero. L'azione compiuta, invece, si colloca in dimensione oggettiva e tutti possono perciò riscontrarla e giudicarla. Capita, perciò, che l'azione scaturita dalla migliore delle intenzioni si trovi ad essere stravolta nell'altrui giudizio, dando luogo a quell'ambiguità costitutiva e tipica della condizione umana per la quale il medesimo atto è giudicato nobile o spregevole. Capita così che l'azione pensata e vissuta da un genitore come massima espressione possibile del proprio amore per la figlia, sia considerata invece un odioso delitto. E' questa la tragica situazione di Beppino Englaro, il cui amore per la figlia lo porta alla decisione più atroce e innaturale per un padre, quella di attuarne la volontà liberandola dalla condanna a vivere in condizioni non più ritenute umane, mediante l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali.
Su che cosa si fonda, nel caso specifico, l'opposta valutazione? Alla base dei divergenti giudizi e delle scelte conseguenti ci sono i due principi ultimi cui fanno capo tutte le argomentazioni che la bioetica può proporre sul tema del valore della vita umana: la teoria della sacralità della vita e la teoria della qualità della vita, cui com'è noto, si ispirano, rispettivamente, la bioetica cattolica e quella laica. Da un lato, dunque, la vita concepita come dono di Dio, per cui essa è e resta, dall'inizio alla fine, sacra, inviolabile e indisponibile; dall'altro, la considerazione che al di sotto di determinati standard qualitativi la vita umana non può più essere considerata tale e pertanto, in presenza di una manifestazione di volontà esplicita e documentata, deve essere consentito lasciarla. Per quanti sforzi possano essere fatti per avvicinare le due posizioni, esse restano inconciliabili. Proprio l'assolutezza del contrasto ha imposto di intraprendere, com'è noto, un complesso iter giudiziario, a conclusione del quale è stato stabilito il principio che riconduce alla responsabilità del diretto interessato la decisione estrema circa l'accettazione dell'alimentazione e idratazione per mezzo di presidi esterni. In tal modo i cattolici vedono tradito il rapporto creaturale che conferisce a Dio potere assoluto sulla vita e reagiscono davanti alla sentenza come davanti ad una autorizzazione all'omicidio.
Politici influenti hanno creato pesanti ostacoli all'eseguibilità della sentenza. Una delle argomentazioni utilizzate per impedire che si smetta di alimentare e idratare Eluana poggia sull'argomento secondo cui, in presenza di un atto considerato criminoso, non è consentito restare neutrali, poiché ciò significa complicità. Ma se, in base a convincimenti personali, si rifiuta di riconoscere la validità di una sentenza che ha superato il vaglio della Cassazione, non si mette in dubbio uno dei principi fondamentali del vivere umano associato? La cultura occidentale ha da tempo stabilito che il valore e l'efficacia dei principi che orientano la nostra condotta non possono essere determinati da istanze trascendenti, cioè poste al di fuori del vaglio della nostra ragione. Questa, come ragione umana, potrà essere debole, fragile e perfino errabonda, ma è anche l'unico criterio di cui disponiamo per accettare o rifiutare idee e valori. Paradossalmente, nel caso di Eluana e del dramma umano che racchiude, prim'ancora che su un tema delicatissimo di competenza della bioetica, occorre riflettere su una questione che riguarda piuttosto il diritto. Prioritario, allo stato dei fatti, non è tanto stabilire se la vita sia sacra o disponibile, ma se sia lecito, in uno Stato di diritto, non dare esecuzione a sentenze legittimamente pronunciate in nome del popolo italiano, magari ostacolandole con obliqui messaggi a soggetti il cui contributo è indispensabile.
(*) Docente di Bioetica Università dell'Aquila