Pescara rivendica il ruolo guida al tavolo regionale: «Veltroni si faccia vivo». Ma sulle primarie non c'è accordo
PESCARA. Orfana di Luciano D'Alfonso ma non vinta a tal punto da consegnarsi alle destre senza aver prima combattutto la sua battaglia. Il Pd suona la sveglia alla città militante e non. La riabilitazione di un big del partito come Donato Di Matteo, uscito indenne dall'inchiesta di Bussi, ha dato la sveglia, impulso ad una campagna elettorale che sembra avere rotto gli indugi.
L'ala Ds del Partito democratico è stata la prima, in un incontro informale che si è tenuto lunedì sera, a fare le sue proposte portate ieri al tavolo provinciale del Pd. Di Matteo punta dritto alla presidenza della Provincia, ma a questo punto aspetta che a tirarlo dalla giacca sia proprio il suo partito dopo la pagina poco edificante delle primarie per le regionali: il medico di Roccamorice le aveva vinte con oltre quattromila voti, poi è stato messo da parte per non fare un dispiacere all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. La candidatura di Di Matteo alla presidenza della Provincia non è però affatto scontata, visto che la lista dei pretendenti è lunga. Qualcuno avrebbe pensato a lui anche per il Comune, ma Di Matteo non avrebbe dichiarato grande interesse per questa opzione, consapevole che qui le cose sono ancora più complicate. Perché la partita delle candidature per il centrosinistra si giocherà ancora una volta sul tavolo regionale e, probabilmente, su quelli romani. Ed ecco l'altra novità portata ieri alla direzione provinciale del Pd. Pescara non intende essere «svenduta», sacrificata nel Risiko delle candidature per favorire l'altro Comune chiamato al voto anticipato (Teramo) o la provincia aquilana. «Il caso Pescara», dice il capogruppo del Pd al Comune, Moreno Di Pietrantonio, «ha una sua peculiarità, una storia a sé. Da qui è partita nel 2003 la riscossa del centrosinistra che ha portato poi alla vittoria, con un effetto Domino, in tutta la Regione. Questo grazie a D'Alfonso e ad una classe dirigente che si è distinta per il fare, per la forza delle idee e dei sui programmi». E ancora: «Il modello Pescara è fondante, ci è riconosciuto da tutti, anche dagli avversari. Non può essere sacrificato su nessun altare. Le primarie di coalizione possono ridare energia ed entusiasmo. Dopodiché aspettiamo Veltroni a Pescara». Messaggio chiaro al segretario: se ci sei, batti un colpo. Ecco allora l'idea di creare una sorta di nucleo trattante, tutto pescarese, che dovrà rappresentare il Pd nei vari tavoli per le candidature. Poi l'altro nodo da sciogliere: quello delle primarie. Nel Pd c'è chi le rivendica come metodo per l'intera coalizione, come Moreno Di Pietrantonio. Ma il compagno di partito, Stefano Casciano, frena: «Se individui un candidato tra la società civile come fai a sottoporlo alle primarie?».