Oggi l'incontro con la stampa. Fusilli (Pd): «Silenzio sui nomi per venti giorni, prima facciamo circolare le idee» Gli amici lo vorrebbero già in campo per la corsa alla guida della Provincia
PESCARA. «Non voglio niente, non chiedo niente. Sono tornato a svolgere a tempo pieno la mia attività di medico: concedetemi di vivere serenemante questo periodo della mia vita». Donato Di Matteo dice al telefono quello che ribadirà anche questa mattina in una conferenza stampa. Agli amici del Pd aggiunge di essere «a disposizione del partito», ma non sarà lui a proporsi.
La candidatura alla presidenza della Provincia di cui tanto si parla? Ecco, appunto, Di Matteo vorrebbe che non se ne parlasse più: «Vorrei evitare di finire ogni giorno sui giornali». Nel bene e nel male l'esponente del Pd è al centro da mesi di una sovraesposizione mediatica: le primarie per le regionali, andate come tutti sanno; poi l'uscita dall'inchiesta di Bussi e l'acclamazione dei suoi accompagnata dalla proposta di candidatura alle prossime amministrative per dare immediatamente corso alla stagione del riscatto. Troppa fretta per il dottore di Roccamorice, che ora è il primo a frenare l'eccessivo entusiamo dei suoi. Anche per non acuire le tensioni in un partito ancora sotto choc per il caso D'Alfonso. Lui naturalmente resta «a disposizione». Il che significa che l'ex assessore regionale non esclude affatto il suo ritorno sulla scena politica con un ruolo da protagonista. Ma anche tra i dirigenti locali del Pd si cerca di evitare fughe in avanti. Gianluca Fusilli lancia un messaggio chiaro a tutti: «Per una ventina di giorni dobbiamo astenerci dai nomi e fare camminare le idee». Detto fatto. Ieri l'incontro a Villa Immacolata per la prima di una serie di assemblee del partito chiamate ad inaugurare le «primarie delle idee». «Si passa ai contenuti», chiarisce Fusilli: «Se qesta classe dirigente ha acquisito la maturità che l'ha portata a raggiungere determinati traguardi lo dimostri con i fatti. Quanto alle candidature» ammonisce il segretario cittadino del Pd, «il nostro partito non accetta paternali da nessuno, soprattutto quando a parlare di rinnovamento è chi svolge sempre le stesse funzioni da trent'anni. Noi abbiamo una capacità di ricambio che deriva dal consenso». Un riferimento neanche troppo velato al leader di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, a detta del quale resta la responsabilità «politica» di Di Matteo nella vicenda di Bussi, al di là del suo proscioglimento dall'inchiesta giudiziaria. Sullo scacchiere delle candidature ci sarà comunque ancora molto da lavorare. «Per la Provincia», spiega Fusilli, «tutto passa necessariamente dalla composizione di un tavolo regionale. Dopodiché il nostro partito ha titolo per presentare propri candidati ovunque».