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Pescara, 28/04/2026
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Data: 05/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ma c'è l'aut aut di Acerbo: «O lui o noi». Nessuna intesa con Rifondazione se si punta su Donato. Battaglia sui veleni di Bussi

L'ordine del giorno che Sandro Di Minco presenterà al prossimo Consiglio provinciale - per chiedere la completa bonifica della mega discarica abusiva di Bussi creando in tal modo occupazione e per chiedere che la Provincia si costituisca parte civile contro i responsabili di quei veleni - è la risposta forte e chiara che Rifondazione ha mandato ieri al Pd. E' un "telegramma" al commissario regionale Massimo Brutti col tono perentorio dell'aut aut: «O con noi o contro di noi» hanno detto Acerbo e Fars, facendo capire che se il Pd ha davvero deciso di puntare su Donato Di Matteo per le prossime elezioni, Comune o Provincia che sia, può dire addio a un'alleanza con loro.
«E' fuori luogo la beatificazione di Di Matteo e che il Pd utilizzi la sua vicenda per autoassolversi automaticamente» ha tuonato Acerbo, ripassando l'aratro sulla profonda linea di demarcazione che separa il suo partito dal Pd. Che Di Matteo, ex presidente dell'Aca e uomo forte del partito democratico in Valpescara, sia uscito dall'inchiesta per disastro ambientale a Bussi (gli resta solo l'accusa di omissioni d'atti d'ufficio, reato tra l'altro già prescritto) non attenua neppure un po' la campagna che Rifondazione conduce da sempre contro quello che ancora ieri è stato definito il "partito dell'acqua", oggi sotto inchiesta per depuratore e potabilizzatore oltre che per l'acqua inquinata di Bussi: una cabina di regia che sulla gestione del bene pubblico più prezioso - l'acqua appunto - ha costruito organismi trasformati in centri di potere. Un po' quello che sta succedendo con i rifiuti, ma su questo Rifondazione discuterà in altri tempi e con altre cartucce.
Durissimo l'affondo portato da Acerbo e Fars, ai quali s'è aggiunta forte la voce di Sandro Di Minco.
«Ato e Aca sono stati gestiti in modo clientelare, con poltrone per i politici di turno nei consigli di amministrazione e posti di lavoro a tempo indeterminato assegnati senza concorso anche a ben noti esponenti di partito, Toni Castricone e Piernicola Teodoro solo per fare due nomi (altro che "largo ai giovani"): legittimo quanto inopportuno - hanno detto i tre di Rifondazione -. Allo stesso modo indigna il silenzio ovvero il plauso di sindaci della Valpescara ai quali evidentemente certi metodi neo-feudali di fare politica andavano bene così».
Ma non è solo sulla presunta politica clientelare di Ato e Aca che Rifondazione comunista ha costruito il suo attacco al Pd, quanto soprattutto sullo scandalo della discarica dei veleni di Bussi che, come raccontato ieri da Il Messaggero, ha rivelato adesso l'aspetto più terribile della vicenda: è emerso cioè quel doppio registro delle analisi su cui venivano annotati i dati, veri e falsi, delle analisi delle acque per nascondere l'inquinamento ambientale. Insomma, dei veleni di Bussi si sapeva eccome: «L'inchiesta ha confermato quato noi avevamo denunciato insieme con il Wwf - ha dichiarato ancora Maurizio Acerbo - e cioè che in passato acqua contaminata da sostanze cancerogene è finita nelle condotte cittadine di Pescara: nessuno ha mosso un dito per evitarlo o, di recente, per chiedere scusa e prendere le distanze: niente di niente». Da qui l'attacco politico a Giorgio D'Ambrosio e Bruno Catena, ex presidenti di Ato e Aca, senza assolvere Di Matteo: «Nessun santino a San Donato martire». Una porta sbattuta in faccia al Pd in cerca d'autore, cioè in cerca di candidati a sindaco e a presidente della Provincia. E in cerca di alleati per sconfiggere alle urne il Pdl. O Rifondazione o Di Matteo. Per la risposta basta farsi due conti...







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