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Pescara, 31/05/2026
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06/02/2009
Il Centro
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Villa Pavone, la trappola del passaggio a livello. Residenti e imprenditori esasperati: «Non si vive più, serve un sottopasso» |
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A breve un incontro con Comune e Ferrovie per trovare soluzioni TERAMO. La sensazione è quella di un quartiere prigioniero di se stesso. A Villa Pavone i residenti e i moltissimi artigiani si ritrovano di continuo ostaggi del passaggio a livello sulla linea ferroviaria Teramo-Giulianova, proprio nel tratto dove mercoledì il treno ha travolto un camion bloccato sui binari. Un incidente che ha causato tanta paura e fortunatamente nessun ferito ma ha riacceso la rabbia di chi vive o lavora in zona. Chiedono un sottopassaggio o una soluzione alternativa che eviti altri casi del genere. «Io abito qui da 63 anni», sbotta Antonio Di Paolo, «e mi ricordo di tanti incidenti, è una storia vecchia che si trascina ma non riusciamo ad avere un sottopasso. Qualche mese fa mio fratello ha avuto un infarto e anche l'ambulanza è rimasta bloccata tra le sbarre». LA PAURA. La difficoltà per i mezzi di soccorso di raggiungere la zona in caso di incidenti è una preoccupazione condivisa da molti vista la presenza di oltre cinquanta aziende artigiane nella zona e circa 700 lavoratori, che insieme ai residenti fanno un migliaio di persone prigioniere dei binari. «Fino ad adesso non è successo niente di grave ma già anni fa c'è stato un incendio e i vigili del fuoco non potevano passare perché il passaggio era chiuso», racconta Giuseppe Pompili, falegname della zona. Stessa preoccupazione anche per Gerardo Pomponi, artigiano del vetro, primo ad aprire un azienda nel quartiere nel 1984 che aggiunge «a Piano D'Accio è stato fatto in 6 mesi il sottopassaggio per il centro commerciale, qui aspettiamo da vent'anni ma nessun politico ha recepito la richiesta». «Io ho un'impresa edile», spiega invece Jacopo Suriani, «passiamo continuamente per trasportare il materiale e capita di trovare chiuso. Una volta era diverso, c'era meno traffico, ora è invivibile». Il passaggio a livello di Villa Pavone si chiude molto spesso durante la giornata per permettere il passaggio del convoglio ferroviario. Questo causa file e ingorghi, sia alle auto che ai camion e Tir che riforniscono le molte aziende artigiane. «Io ho un'officina», dice Mario Pierannunzio, «do lavoro a sei persone ma non ho nulla in cambio, solo degrado». LA DENUNCIA. C'è addirittura qualcuno che spazientito dalla lunga attesa ha provato a forzare le sbarre del passaggio e si è beccato una denuncia. «Il tratto è stato bloccato per tre ore, per un incidente" ricorda Domenico Ciaffaroni, «la fila arrivava al fiume e ho chiesto al vigile di fare qualcosa, poi, in un gesto di rabbia ho toccato la sbarra ed è caduta e per questo mi hanno addirittura denunciato». L'unica strada alternativa a quella che attraversa la ferroviaria è il tratto che dal fiume porta nella zona di Porta Madonna. «Non è una vera e propria strada», spiega però Angelo Tancredi, «è stata aperta per le attività del Lotto Zero e ora serve ai mezzi della Teramo ambiente che hanno la loro nuova sede vicino all'inceneritore». LE RICHIESTE. A guidare la battaglia di residenti e artigiani c'è Luca Corona, presidente del comitato di quartiere che ribadisce la necessità di un sottopassaggio o di una strada alternativa, realizzabile tra via Masci e lo svincolo di Piano D'Accio. «Lunedì faremo una riunione per discutere la situazione», spiega Corona, «e a breve avremo un incontro con dirigenti delle ferrovie e tecnici del Comune per valutare le soluzioni possibili».
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