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Pescara, 31/05/2026
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Data: 06/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Matteo guida la continuità con D'Alfonso. «Sono al servizio del partito»: prove da leader. E promuove il lavoro del sindaco

Si è messo al servizio del partito come un allievo disciplinato ma ha parlato con la voce giudiziosa del maestro. «No ai politici di professione, basta con quelli che "tengono famiglia". Più trasparenza, spazio alle competenze, regole chiare da rispettare per tutti e massima attenzione all'operato di chi amministra la cosa pubblica, cosa che l'Authority di controllo, di nomina politica, non ha saputo garantire». E' questa la linea maestra tracciata da Donato Di Matteo, questa la sua ricetta per curare i mali del centrosinistra, senza presunzione: «E' il mio pensiero, non quello del partito». Non un passo di più per non scavalcare chi è alla guida del partito. Ma neppure un passo in meno, a costo di sembrare provocatorio: «Il futuro del Pd a Pescara dev'essere nel segno della continuità con quanto fatto da D'Alfonso, riuscito a trasformare questa città con persone che hanno dimostrato di essere capaci: è questo il nostro punto di forza dal quale ripartire per le elezioni. E' un giudizio politico il mio, lascio la magistratura al proprio lavoro che sa fare bene».
Sta adesso al Pd - che oggi organizza le primarie delle idee per il programma e tra un mese le primarie della coalizione per individuare i candidati - decidere se, come e quanto puntare su Donato Di Matteo, medico di professione nonché uomo forte del Pd in Valpescara, protagonista della conferenza stampa organizzata ieri per fare chiarezza col partito e col suo elettorato, e utile per togliersi qualche doloroso sassolino dalle scarpe.
«Mi dedicherò alla politica solo da militante e al mio lavoro di medico» ha dichiarato con grande pacatezza e coerenza, spiegando di non inseguire poltrone. Ma non consentirà che il suo nome ridiventi il pretesto per riaprire lo scontro politico tra potenziali alleati in vista degli imminenti appuntamenti elettorali. D'altro canto lo stesso Di Matteo è pronto a rispondere alla chiamata del suo Pd che con ogni probabilità gli arriverà per la candidatura a presidente della Provincia: «Ma non dite che sono l'uomo della Valpescara - ha ribadito parlando da leader - ho acquisito esperienze e un consenso ben più ampi». Chiamata che dovrà risarcirlo dello sgarbo dell'ottobre scorso, quando dopo aver vinto le primarie venne escluso clamorosamente dalla corsa alla Regione: la macchia nera sul curriculum dell'ex presidente dell'Aca Di Matteo era l'avviso di garanzia per lo scandalo dei veleni di Bussi. La sua posizione si è alleggerita di molto, e se pure egli stesso respinge per primo una sorta di «beatificazione» da chi fino a ieri l'aveva tenuto ai margini, è disponibile a tornare in pista a patto che non ci siano schemi preconfezionati. «Ho sofferto molto per quel che è successo» ha confessato davanti a una folla composta da amici della Valpescara - il sindaco di Abbateggio Antonio Di Marco -, amici del Pd pescarese quali Di Pietrantonio e Fusilli, impiegati e dirigenti comunali che a fine discorso l'hanno abbracciato. «Ha tirato fuori gli attributi» ha detto Adele Liberi, dirigente dell'edilizia e in molti la pensavano come lei. Di Matteo ha avuto parole di stima per Carlo Costantini dell'IdV e ha preso le distanze da chi, come Acerbo e Rifondazione, sul suo nome ha prodotto strappi dolorosi per un proprio tornaconto politico: «C'è un partito ad uso e consumo di un capo - ha detto Di Matteo -, Acerbo non può più dire chi vuole nella coalizione». Risposta secca a chi l'altro ieri aveva posto l'aut aut: «Nessuna alleanza è possibile se il Pd punta su Di Matteo» aveva detto Acerbo, che ieri ha lanciato altre accuse a Di Matteo venendo ripagato con la stessa moneta: «Non inseguiremo Rifondazione - ha detto l'esponente del Pd - partito che ha un padrone in Abruzzo e gestisce la politica per percorsi personali. Con D'Alfonso il centrosinistra nel 2008 ha rivinto a Pescara mentre alle regionali, per l'alleanza ad ogni costo con Prc, siamo stati sconfitti».



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