Iscriviti OnLine
 

Pescara, 31/05/2026
Visitatore n. 754.456



Data: 06/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Il Pd è vincente senza Rifondazione» Di Matteo pone le condizioni per il suo ritorno alla politica attiva

Stoccata al partito di Acerbo. «Ferrero bocciò la candidatura di mio figlio alla Regione: nessuno con quel nome». Il lungo sfogo dopo mesi di silenzio: sono stato definito come la cupola del malaffare

PESCARA. A disposizione del Pd, anche per una eventuale candidatura alla presidenza della Provincia che non sarà però lui a stimolare. Ma ad una condizione: nessuna alleanza con Rifondazione comunista. Donato Di Matteo è fin troppo esplicito su questo punto: «Non è più possibile l'alleanza con un partito che ha un "padrone" in Abruzzo e che gestisce la politica solo per percorsi personali».
Pacato nei toni, durissimo nei contenuti, l'ex assessore regionale e consigliere comunale del Pd, convoca la stampa a Palazzo di città dopo mesi di silenzio per chiarire non solo il suo nuovo percorso politico, ma indicare anche una «traccia» al partito orfano di Luciano D'Alfonso. Le prime parole di elogio sono spese proprio per l'ex sindaco: «Dico grazie con chiarezza a Luciano D'Alfonso e sapete che i nostri rapporti non sono stati sempre ottimi. Ha fatto di questa città una delle più importanti della nostra nazione. Dobbiamo il nostro riconoscimento ad una persona e ad una compagine che hanno bene amministrato. L'aspetto giudiziario è un'altra cosa».
Già, politica e giustizia. Di Matteo ne sa qualcosa. Pochi giorni fa il proscioglimento dall'inchiesta su Bussi che lo vedeva indagato nella qualità di ex presidente dell'Aca. Una ferita ancora aperta: «Ringrazio le persone che in questi anni mi hanno sostenuto, gli amici, gli avvocati. Non ho bisogno di beatificazioni. Non voglio costruire un caso su questa vicenda». Anzi, Di Matteo invita alla distensione: «La politica deve guardare con grande rispetto alla magistratura». Ma altrettanto dovrebbero fare «certi politici», evitando i «giudizi sommari sulle persone». Di Matteo non ha dubbi, un esempio è proprio lui di questo gioco al massacro: «Sono stato definito dal segretario nazionale di Rifondazione, proprio qui a Pescara, come la cupola del malaffare, l'uomo del partito dell'acqua. Ancora oggi, sui giornali, per il Prc sarei l'uomo delle clientele. Non ho mai commesso illeciti, non ho mai fatto ricorso a cliniche private per chiedere favori». Quanto ai rapporti tra etica e politica, più che «denigrare» bisognerebbe proporre secondo il dottore di Roccamorice, che lancia due iniziative: l'anagrafe degli eletti come strumento utile ai partiti per selezionare la classe dirigente: «Se uno ha un tenore di vita superiore alle proprie possibilità economiche deve essere allontanato». E una sorta di Autority di controllo sia per gli enti pubblici che per quelli privati. Quanto al suo futuro, Di Matteo nicchia: «Allo stato attuale non c'è nessuna candidatura, nessuna aspirazione personale. Sono tornato alla mia attività di medico, sono sereno». Ma se il partito chiama lui ha già la risposta: «Ricordo che nel 2008 al Comune si vinse senza Rifondazione». Poi alle regionali la coalizione fu allargata al Prc, sacrificando l'«indagato» Di Matteo nel nome dell'alleanza con l'Idv di Antonio Di Pietro «e abbiamo visto come è andata». L'esponente del Pd svela anche un retroscena su questo punto: «A Roma fu proposto di candidare mio figlio al posto mio, ma il segretario nazionale del Prc, Ferrero, si oppose dicendo che il suo partito non avrebbe mai accettato una candidatura col nome di Di Matteo». L'amarezza è ancora viva. Ma ora è il momento del «rinnovamento», che deve interessare anche il centrosinistra e il suo partito: «Il Pd rappresenta la vera novità, ma dobbiamo caratterizzarci soprattutto per una maggiore attenzione verso il territorio, i contenuti seri e la progettualità». Di Matteo sottolinea poi le contraddizioni degli avversari politici: «Il centrodestra è nella confusione, non ha una vera linea. Alla Regione non si capisce se prevalgano le idee moderate e costruttive del presidente Chiodi o la linea rigida di Di Stefano». Quanto al suo recente passato di assessore regionale: «Il mio grande cruccio sul tema della sanità è che non abbiamo mai detto come si individuavano i budget delle Asl. Quel mondo si cambia ascoltando le esigenze di spesa e le ragioni dei singoli manager».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it