L'accordo trasforma il contratto in pura esecuzione, sottraendo alle categorie ciò che ha sempre fatto del contratto un luogo così importante. Sul piano dei salari, l'intesa non solo non redistribuisce ma non tutela il potere d'acquisto delle retribuzioni
di Enrico Galantini
Nel manuale del buon sindacalista c'è scritto che il modo corretto per valutare un accordo è il grado di corrispondenza con quanto era scritto nella piattaforma. All'indomani dell'accordo separato tra associazioni imprenditoriali, governo, Cisl e Uil, abbiamo incontrato Susanna Camusso, che per la segreteria della Cgil ha seguito negli ultimi mesi tutta la vicenda, e le abbiamo chiesto di sintetizzare per i lettori di Rassegna perché la Cgil non ha firmato, proprio nel rapporto tra piattaforma e intesa del 22 gennaio ("sapendo - aggiunge Camusso - che quest'ultima contiene anche materie e decisioni che nella piattaforma non erano contemplate, ad esempio l'introduzione di un sistema generale di deroghe o la formulazione su rappresentanza e sciopero, che hanno avuto un peso non indifferente nella scelta della Cgil").
"La prima differenza - osserva la segretaria confederale della Cgil - è proprio nell'impostazione generale. La piattaforma unitaria di maggio riprendeva l'impostazione del protocollo di luglio 1993 nel disegnare un modello universale per tutto il mondo del lavoro. Dal protocollo di luglio si passava cioè direttamente ai contratti che ne erano l'applicazione diretta. Nell'accordo del 22 gennaio questo non avviene. Esso contiene già due princìpi, con modalità diverse tra pubblico e privato, ma poi si rimanda a tante intese specifiche. Tra l'accordo generale e i contratti ci sono cioè degli accordi associativi tra le confederazioni e le varie associazioni di imprenditori, che danno vita così a sistemi contrattuali diversi nei vari settori. Dietro a questo non c'è l'idea di universalità che avanzavamo tutti nella piattaforma quanto quella di centralizzazione: questo spiega perché la titolarità a decidere le quantità del salario non sono in capo al contratto e quindi alle categorie, quanto al comitato interconfederale".
Rassegna Ma così che fine fa il contratto nazionale?
Camusso Dentro la centralizzazione di cui parlavo c'è la trasformazione del contratto in pura esecuzione, sottraendo alle categorie, sindacali e imprenditoriali, ciò che ha sempre fatto del contratto quel luogo così importante. Anche questo è in assoluto contrasto con la piattaforma di maggio.
Rassegna Oltre alle questioni di principio ci sono anche belle differenze di merito. A partire dal non recupero del potere d'acquisto nel contratto nazionale.
Camusso Il salario è la questione su cui si è giocata gran parte dello scontro. Nella piattaforma di maggio la mediazione trovata suonava più o meno così. Abbiamo una piattaforma sul fisco, chiediamo che il contratto nazionale tuteli il potere d'acquisto, la contrattazione di secondo livello ha il compito di aumentare i salari. Il tema, insomma, era la redistribuzione.
Rassegna Tutti dicevano che i salari sono troppo bassi?
Camusso Esatto. Ma se questo era l'obiettivo, l'accordo del 22 gennaio l'ha fallito clamorosamente, nel senso che non solo non redistribuisce ma non tutela il potere d'acquisto delle retribuzioni. Sono molteplici le ragioni che determinano l'abbassamento della copertura dei salari. La prima è aver deciso di depurare l'indicatore, su cui tutti avevamo convenuto, dal prezzo dei beni energetici importati. La seconda è nell'aver depurato anche il recupero del differenziale d'inflazione. C'è poi una perdita secca nel "valore punto" sul quale si costruiscono gli aumenti contrattuali: nelle categorie pubbliche la perdita è già fissata ed è pari al 20-30 per cento, nel settore privato dipenderà dalle categorie, ma le intenzioni di Confindustria e Confcommercio sono già state esplicitate nelle singole intese. Insomma, quella che si costruisce con l'intesa del 22 gennaio è una riduzione programmata del peso del contratto nazionale.
Rassegna Ma non c'è la contrattazione di secondo livello e l'elemento di garanzia per chi non la fa?
Camusso Ci arrivo. Nella piattaforma si diceva che la contrattazione di secondo livello doveva essere generalizzata. E invece l'intesa dice solo quello che si diceva il 23 luglio: si fa dov'è possibile farla. Sul premio di risultato, si punta tutto sulla detassazione degli aumenti (su cui peraltro manca ancora la norma), si fanno cifre assolutamente fuori luogo, dimenticando che riguarderanno solo una piccola parte dei lavoratori mentre la nostra richiesta fiscale riguardava tutti. Si dice che ci sarà l'elemento di garanzia per chi non fa la contrattazione aziendale. Anche qui: il testo lo mette tra le possibilità, non dice che ci sarà. E se guardiamo le linee guida separate che già ci sono, quella con Confcommercio già le esclude. E quella con Confindustria punta a darlo a chi non ha altre voci retributive oltre al contratto nazionale: Federmeccanica stessa stima che con questi criteri riguarderà l'uno-due per cento dei lavoratori.
Rassegna Abbiamo esaurito i temi che riguardano il salario?
Camusso No. Nella piattaforma avevamo detto che si poteva superare l'indennità di vacanza contrattuale in cambio di una decorrenza degli aumenti dalla scadenza del contratto precedente, abolendo cioè le una tantum. Questo per disincentivare ritardi nella contrattazione e difendere le categorie più deboli. L'intesa abolisce l'indennità, rimanda agli accordi associativi ma lascia ben aperta - ce l'hanno detto in più riprese - la possibilità delle una tantum.
Rassegna Per chiudere, c'è il tema della bilateralità.
Camusso La formula è ambigua, generica. Ma rimanda alle intese specifiche. E queste le conosciamo. C'è un po' in tutte (eccetto che con gli artigiani) il tentativo di sostituirla alla contrattazione (nella visione del ministro c'è anche l'idea di sostituire servizi e funzioni dell'amministrazione pubblica). E tutto questo non va. Nella piattaforma dicevamo che la bilateralità doveva essere riqualificata, ricondotta a norma contrattuale, e doveva essere funzionale esclusivamente a fornire servizi integrativi ai lavoratori.