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Data: 07/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Le tasse toccano livelli record. Pressione fiscale al 43,3% e il debito pubblico va alle stelle

ROMA. Debito pubblico alle stelle e tasse record per le famiglie. Le previsioni per il 2009 sono la foto di un Paese che arranca e ripropone vecchi vizi. La pressione fiscale quest'anno toccherà infatti il suo picco più elevato: dal 43% del 2008 crescerà al 43,3% eguagliando il dato del 2007 considerato una sorta di record, se si esclude quello rilevato nel 1997, l'anno dell'eurotassa, quando raggiunse il 43,7%.
Accantonate le promesse del «meno tasse per tutti», cavallo di battaglia di Berlusconi, ci si dovrà accontentare, per la loro diminuzione, della lontana prospettiva del 2013, quando la pressione fiscale dovrebbe scendere al 42,9%.
Le stime della bozza di aggiornamento del piano di stabilità italiano deciso dal governo, accanto a valutazioni più ottimistiche sulla tenuta del Paese, confermano anche prospettive assai fosche: contrazione del Pil del 2%, crescita del deficit al 3,7% sul pil (3,3% nel 2010 e 2,9% nel 2011) e del debito pubblico di quasi sei punti toccando il 111,2%. Le previsioni dicono che quest'ultimo dato crescerà ancora sino al 2010 quando raggiungerà il 112%. Il ministro dell'Economia Tremonti ha affermato ieri che «per la prima volta la velocità di crescita del debito italiano è inferiore alla media europea», attestandosi nel periodo 2007-2010 a un +5,9%.
L'aumento record della pressione fiscale, anticipato ieri dal Sole 24 Ore, è un dato decisamente negativo che influirà sui bilanci familiari. La spiegazione di questa crescita, accanto alle conseguenze della crisi economica, è la previsione di minori entrate fiscali del 2,2%, una flessione che non si registrava da alcuni anni. L'opposizione e i sindacati stanno denunciando come sia aumentata l'area dell'evasione e dell'elusione. Certamente l'argomento, dopo la stagione di Visco, è passata in second'ordine.
Nel Rapporto annuale 2008 della guardia di finanza è stata già certificata questa crescita con i 27,5 miliardi di basi imponibile non dichiarate, i 4,3 miliardi di Iva evasa (il record storico) e le violazioni sull'Irap per 19,4 miliardi con una crescita del 30% sull'anno precedente. Secondo la Finanza il settore dove si annida il maggior numero di evasori è quello dei prodotti energetici.
Anche il centro studi Nens, fondato dagli ex ministri del Pd Visco e Bersani, ha analizzato il dato sul calo del gettito e della crescita dell'evasione, stimando la perdita per l'erario in 8 miliardi, pari allo 0,4% del Pil. Per il Nens è significativa proprio la riduzione del gettito Iva sugli scambi interni che segnala come «l'evasione fiscale sia tornata ad aumentare dopo essere diminuita nel 2006 e nel 2007».
Il tema della pressione fiscale, argomento molto sentito dalle categorie anche se offuscato dalla vastità della crisi in atto e da altre priorità, è certamente una delle questioni maggiormente sentite. Ecco perché al centro delle rivendicazioni dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese c'è la revisione degli studi di settore. Secondo le organizzazioni artigiane e del commercio che giovedì prossimo inconteranno i vertici dell'Agenzia delle entrate, «la situazione economica degli studi di settore è costruita su dati del 2006, o addirittura precedenti, e pertanto restituisce un'immagine molto diversa dai risultati che le imprese stanno conseguendo. Siamo in una fase di emergenza che impone risorse straordinarie». Un grido d'allarme per chiedere la revisione congiunturale degli studi che sia aderente alle conseguenze della crisi (mancati incassi e calo dei consumi).

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