Per la presidente di Confindustria occorre tutelare anche piccole e medie imprese
VENEZIA. Il pacchetto di incentivi varato ieri dal Consiglio dei ministri «è un primo passo» ma, di fronte a una crisi grave come quella attuale, bisogna fare di più. Perchè il comparto automobilistico e quello degli elettrodomestici sono solo la punta dell'iceberg. A soffrire c'è anche la base, i settori dedicati all'export, e ci sono le piccole e medie imprese. Appena ricevute le prime notizie sul piano del governo, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, chiede ancora più sforzi, più supporto e più sostegno a favore dell'industria italiana.
«Per evitare che questa recessione duri troppo e che l'Italia abbia svantaggi competitivi con altri Paesi dove le imprese sono sostenute dai governi, chiediamo che dopo questo passo positivo venga fatto di più per tutto il sistema», sottolinea. Confindustria non molla la presa e continuerà il suo pressing per ottenere «elementi che rafforzino e rassicurino il credito alle imprese. Chiederemo e vogliamo che ci siano anche iniziative a supporto degli investimenti di tutte le imprese di tutti i settori. Da questo momento la nostra attenzione sarà totale su tutto il sistema delle pmi».
Al di là dell'auto, ci sono infatti settori che se la passano forse anche peggio, denuncia il vicepresidente con delega per l'Internazionalizzazione Paolo Zegna, ma che sono stati totalmente trascurati dagli aiuti: gli ordinativi del tessile per esempio stanno andando a picco del 30-60%, ma per il governo esistono «figli e figliastri». L'interesse, sottolinea, è solo «per chi alza di più la voce». Non si accontenta delle misure del governo neanche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Per lui i provvedimenti sono un punto di partenza, ora «bisognerà affrontare con progetti di politica industriale le tante altre crisi di settore, dal tessile alla chimica e, prima di tutto, risolvere il gigantesco problema degli ammortizzatori sociali». Inoltre «l'impegno a non chiudere le aziende, a non delocalizzare, a non distruggere posti di lavoro dovrebbe essere oggetto di un confronto fra governo e parti sociali». Punto questo su cui insiste anche il leader della Uil, Luigi Angeletti: «il piano anticrisi offre un'opportunità positiva. Ora però deve esserci una risposta, altrettanto positiva, da parte aziendale alla richiesta di garantire il mantenimento degli stabilimenti e dell' occupazione».
Polemizza invece proprio con Epifani il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Se per il primo, infatti, «sono servite le pressioni della Cgil», per il secondo le decisioni del governo sono invece «frutto del dialogo» e non di una «protesta anacronistica». Un invito a fare di più, rivolto però non solo alla politica, ma a tutto il mondo economico, è arrivato infine anche dal consigliere delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera: «bisogna prepararsi a che la crisi sia forse anche lunga: la lunghezza dipenderà da quello che noi faremo, imprese, banche, politica. Secondo me - ha detto - non stiamo facendo abbastanza».