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Data: 07/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Ora siamo al regime torna l'alleanza trono-altare di Mino Fuccillo

L'ha fatto e quel che Berlusconi ha fatto va molto oltre la vita-non vita di una cittadina italiana. L'atto di governo con cui si stabilisce che l'unica fonte di legge che vale è il potere esecutivo inaugura e fonda nella realtà quel che finora era stata solo ostile semplificazione giornalistica, immaginaria figura di propaganda: il regime.
Regime, cioè sistema dove la sovranità non è più «esercitata nell'ambito e nei limiti della Costituzione».
Regime dove invece il sovrano e la sua volontà sono più e possono essere altro dalla Costituzione vigente. Si esita a scrivere del battesimo di un regime, ma la rivoluzione costituzionale è esibita e rivendicata da Berlusconi: «Firmi Napolitano o cambio la Costituzione». Napolitano non firma, lo avesse fatto, la Costituzione sarebbe già cambiata.
Firmare quel decreto voleva dire accettare che ogni sentenza, che l'intero potere giudiziario sia secondo e soggetto al potere politico. Non una primizia storica: secoli fa le sentenze erano le «lettere del sovrano» che i magistrati eseguivano. Se l'applicazione della legge non piaceva al sovrano, una sua lettera la cassava. Il sovrano traeva questa sua potestà dal diritto divino e dalla comunione mistico-dinastica con il popolo. Ed ecco infatti Berlusconi che dice: se mi ostacolano «Torno dal popolo». Sciogliendo le Camere come da Costituzione a lui non spetta, chiamando a un giudizio di dio e di popolo che non è scritto nelle Costituzioni di tutto l'Occidente?
Il cambio di regime è anche in tema di diritti dell'individuo. È da secoli che un sovrano non può ordinare quale trattamento sanitario o no si possa esercitare sul corpo di un cittadino. Prima delle Costituzioni liberali potevano, dopo la Rivoluzione francese non più, poterono ancora dopo il Congresso di Vienna, mai più dopo il 1848.
Sul perché lo abbia fatto va dato credito a Berlusconi stesso: per non assumersi la responsabilità morale della morte di Eluana che lui ritiene persona viva. Riportano i testi di agenzia abbia detto «può anche fare figli». Vogliamo credere che chi riporta questa frase abbia capito male. Berlusconi ha fatto suo l'argomento di un padre che si era stancato, nonostante «nessun gravame, ci pensavano le suore». Quale che sia la sua morale, Berlusconi va creduto quando dice di averlo fatto sulla base di una sua istanza etica. La questione appunto più grande perfino di Eluana è che nelle Costituzioni liberali l'etica del sovrano non è e non deve essere l'etica di Stato. Proprio su questo punto il Vaticano esulta e si congratula, sulla reintroduzione dell'alleanza, anzi dell'identità etica tra trono e altare. Un principio che le rivoluzioni borghesi dell'Ottocento avevano cancellato.
Ora, dopo il no di Napolitano, si parlerà pudicamente di conflitto tra poteri. Pudicamente, perché la questione è se il nascente regime supererà l'ostacolo della Costituzione che c'è.
Eluana? Berlusconi farà fare in tre giorni al Parlamento una legge che sancirà il suo diritto-obbligo a una vita vegetale fino a che, dio non si sa, ma di certo il sovrano vorrà. E se nel frattempo Eluana dovesse morire, la responsabilità della morte sarà sbattuta in faccia a chi si è opposto al decreto.
Ha ragione chi plaude a Berlusconi: ha mostrato coraggio, e anche stomaco.

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