La denuncia: l'edificio nell'area di risulta rifugio di sbandati
PESCARA. Fino al 20 gennaio del 2006 ha ospitato la storica locomotiva 740 351. Con il trasloco del locomotore costruito nel 1921 sull'antico binario 1, accanto alla vecchia stazione, il deposito è rimasto vuoto, in vista della definitiva riqualificazione dell'area di risulta. Due anni dopo, l'edificio cadente che sorge a poche decine di metri dalla moderna stazione di Pescara, è l'unico dei relitti del vecchio tracciato ferroviario a non essere stato recuperato, forse immaginando una demolizione: il simbolo della lunga attesa della città per la riconquista del suo centro, uno spazio che di notte diventa il ricovero di sbandati e senza tetto. «Illuminazione nessuna. Se qualche inquilino dovesse chiedervi qualcosa, siate disponibili: non opponete resistenza, è brava gente» è la segnalazione ironica di un lettore sul sito del Centro, alla voce «La città che non va». Nel parcheggio nord dell'area di risulta, appena liberato dall'immondizia e dalle buche, il deposito, per i cittadini, è l'emblema del degrado, una struttura fatiscente che può offrire rifugio a qualunque malintenzionato.
«Casa ricovero treni al centro dal ristrutturare, doppio ingresso, discretamente abitato» scrive sul sito il lettore, che si firma semplicemente «non voto più». Una sequenza di cinque fotografie che mostrano le condizioni dell'edificio «primi Novecento», descritto con toni sarcastici: «Interni ampi, poche suppellettili in fondo, veduta esterna di fronte alla moderna stazione. Gli inquilini sono in attesa di infissi». Ma le didascalie si concludono con un avvertimento: «Le donne solo sono pregate di munirsi di cinture di castità». Una chiara allusione ai rischi a cui sono esposte soprattutto le ragazze o le signore che di sera, con l'oscurità, sono costrette ad avventurarsi nel parcheggio dell'area di risulta per riprendere la macchina.
Attorno al casotto, infatti, parcheggiano regolarmente le auto, e più volte, in questi anni, gli automobilisti hanno visto vetture o motorini dati alle fiamme o distrutti dai vandali addossati ai muri.
Nello spazio circostante, clandestini e stranieri senza fissa dimora bivaccano spesso, a volte qualcuno si ferma a bordo di vecchi camper o furgoni arrugginiti e staziona per giorni. Una situazione che, in pieno centro, stride con l'idea di una città moderna.