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Pescara, 31/05/2026
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Data: 07/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Sì al centrosinistra allargato all'Udc». Primo vertice dopo il voto. Solo Rifondazione dice no ai centristi. Intesa programmatica per le Province. E l'11 marzo si discute al Tar il primo ricorso contro le elezioni regionali

PESCARA - Si riparte, e intanto è già qualcosa. Vuole stare insieme il centrosinistra, l'ha detto ieri alla riunione convocata da Massimo Brutti in via Lungaterno a Pescara, dimentica il passato gli sgambetti e i colpi bassi l'Italia dei Valori, dimentica lo sbarramento del quattro per cento Rifondazione, dimenticano le brutte figure i partiti della sinistra radicale e alla fine tutti ma proprio tutti maneggiano con le pinze le vicende giudiziarie del Pd, quantomeno per rispetto del padrone di casa. E' la prima riunione dopo la batosta delle regionali, la convoca il commissario del Pd, aderiscono tutti ma proprio tutti, persino Alfonso Mascitelli dell'Idv. Ci sarebbero i presupposti per tirarsi i coltelli, per pareggiare un po' di conti: ma nessuno lo fa, i rancori restano dietro la porta. Anche perchè l'interlocutore è cambiato e Brutti gioca a carte scoperte. E il primo vertice del dopo elezioni si celebra avendo ben chiaro che il Tar ha già fissato la data per il primo ricorso contro le elezioni di dicembre: l'11 marzo si stabilirà se l'ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli e con lui altri candidati Pd e Idv hanno avuto ragione a denunciare ritardi e illegalità nella presentazione delle liste del Pdl, anche se poi la parola dovrà passare al Consiglio di Stato.
E sulle alleanze si riparte dal centro. Dovranno stringersi i partiti del centrosinistra per far posto all'Udc, l'ha detto chiaramente ieri pomeriggio il commissario del Pd: la parola d'ordine è aprire le porte. «La mia idea, posta in modo trasparente agli alleati, è quella di allargare la coalizione alla forze moderate - spiega Brutti - E' l'obiettivo al quale sto lavorando da qualche tempo, un obiettivo non semplicissimo. Ma ho garantito ai partiti del centrosinistra che una risposta definita e netta la porterò nel giro di pochi giorni. Per me la chiarezza è un requisito assolutamente necessario per qualsiasi scelta».
Perchè comunque non si può andare avanti con i traccheggi delle passate regionali, i dipietristi sono stati chiari: allargate pure all'Udc, ma a condizione che tutto avvenga in modo rapido e trasparente. «Non vogliamo ridurci all'ultimo minuto come alle regionali - spiega Alfonso Mascitelli dell'Idv - e restare con le candele accese ad aspettare che l'Udc si decida dopo essersi offerta al miglior offerente».
E' una strada senza uscita per Rifondazione, l'unico partito a dire no all'Udc. Anche se una scorciatoia è stata trovata: se l'accordo tra Pd e Udc dovesse andare in porto, Rifondazione e le forze della Sinistra potrebbero correre da sole al primo turno, per poi tornare tra le braccia del Pd al secondo. Ammesso che gli alleati siano d'accordo: «E' una soluzione tortuosa - dice Mascitelli - Sarebbe difficile per noi accettare di governare insieme a chi non considera la candidatura di un presidente come elemento di sintesi». Troppo presto per parlarne. Vuole un'intesa programmatica Massimo Brutti, «non un programma omnibus - spiega - ma vogliamo individuare una serie di obiettivi programmatici prioritari calibrati sulle province in cui si voterà». E tutti d'accordo anche sul rinnovamento, che dovrà tenere conto dell'operato degli amministratori. Si metteranno i voti agli assessori, perchè no. E dopo si decideranno le candidature. Fissati anche alcuni paletti: «No all'uso del metodo delle primarie visto che non c'è una coalizione consolidata anche territorialmente. Il rischio sarebbe di favorire i soliti noti - spiega Marco Gelmini di Rifondazione - Ci sarà un nuovo appuntamento a breve per affrontare anche le questioni tematiche e verificare in maniera più stringente la possibilità di dare vita ad un centrosinistra rinnovato nei territori, condizione per battere la destra».
«Non vorrei che l'incontro di oggi finisse con il somigliare a quei matrimoni per corrispondenza di un tempo, dove per fare bella figura si inviava una foto che cercava di abbellire la realtà», incalza Mascitelli. «Il Pd, se non vuole restare solo, deve fare attenzione a non trasformare la sua vocazione maggioritaria in una visione padronale della coalizione». Si rivedranno a fine mese, il tempo necessario perchè il commissario del Pd porti a termine le trattative con l'Udc. E per finire un po' di bon ton: visto che le distanze elettorali non sono più così macroscopiche, l'Italia de Valori ha posto, discretamente per carità, il problema dei turni: gli onori di casa insomma non è detto che debba farli sempre il Pd, la prossima volta tutti a casa loro. Sotto il ritratto di Antonio Di Pietro.

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