Iscriviti OnLine
 

Pescara, 31/05/2026
Visitatore n. 754.456



Data: 08/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
L'altissima posta in gioco è la nostra democrazia di Gianfranco Pasquino

Nei suoi termini essenziali, oltre i quali è, però, necessario andare per capirne di più, il conflitto è fra il presidente della Repubblica - che ha il compito di tutelare la Costituzione, patto che regola i rapporti fra i cittadini e le istituzioni nonché fra le stesse istituzioni - e il capo del governo che rappresenta una quasi maggioranza dell'elettorato.
E' opportuno ricordarlo e sottolinearlo: i partiti che sostengono Berlusconi hanno ottenuto circa il 47 per cento dei voti.
Da un lato, sta un presidente che ha dedicato la sua vita alla politica, facendola con stile, con competenza, con assoluto rispetto delle regole e che conosce l'arte della necessaria mediazione. Dall'altro, sta un impresario televisivo, la cui cultura democratico-istituzionale è ignota ai più, che agisce come se fosse il presidente di un consiglio di amministrazione e che si ostina a pensare che chi vince le elezioni conquista il potere politico assoluto di decidere su tutto: l'insopprimibile ambizione populista.
Invece, oramai da quasi quattro secoli, gli studiosi e tutti coloro che fanno politica nei regimi democratici sanno che deve esistere un determinato grado di reciproca autonomia del potere esecutivo, del potere legislativo, del potere giudiziario, ciascuno nella sua sfera, e persino del Quarto potere, quello dei mass media con relativa opinione pubblica.
A nessuna maggioranza parlamentare e governativa è consentito schiacciare gli altri poteri ai quali viene attribuito e riconosciuto, tanto nei parlamentarismi quanto nei presidenzialismi, il ruolo di freni e di contrappesi.
Terribile e temibile semplificatore, Berlusconi non si sente vincolato da nulla e vuole fare piazza pulita di tutto. La vita e la morte di Eluana Englaro sono soltanto dei pretesti che gli servono per manifestare imperiosamente la sua insofferenza nei confronti del Quirinale e la sua oramai acclarata volontà di riformare la Costituzione in senso presidenzialista. Paradossalmente, dovremmo preoccuparci non tanto dell'esito, poiché il presidenzialismo non garantisce poteri assoluti neppure a Obama (e non li ha consentiti a Bush) quanto dal percorso. Berlusconi ha per molte, cattive, ragioni, fretta, notoriamente cattiva consigliera. Alla fine del percorso, un referendum costituzionale probabilmente respingerà la sua riforma.
Nel frattempo, però, Berlusconi intende intimidire Napolitano. Cerca di ottenere l'appoggio del Vaticano che molto miopemente vi acconsente, peraltro in maniera altrettanto strumentale. Si appresta a conquistare attraverso il nuovo consiglio d'amministrazione anche il controllo sulla Rai. Mira a domare la magistratura ribelle che, secondo lui e i suoi numerosi avvocati è, naturalmente, rappresentata da tutti coloro che fanno il loro paziente e difficile lavoro che consiste nel fare rispettare anche dai potenti le leggi in vigore e nel sanzionarne le violazioni. Fare terra bruciata delle istituzioni italiane, per quanto imperfette siano, significa, in sostanza, distruggere la democrazia.
Questa è oggi, senza affatto prescindere dalla crudeltà che i sedicenti difensori di quella vita che Eluana Englaro non avrebbe desiderato, esibiscono come titolo di deprecabile merito, l'altissima posta in gioco.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it