Iscriviti OnLine
 

Pescara, 31/05/2026
Visitatore n. 754.456



Data: 10/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Quelle grida sono fuori da politica e dignità di Mino Fuccillo

Il silenzio no, quello ormai non si può più. Ma la misura e il pudore sono doveri civili e umani. Sono il metro infallibile e certo dello spessore umano. Comandamenti, non vengono da nessuna legge esterna o pubblica consuetudine, vengono da dentro, dal personale diritto-dovere di sentirsi e di essere riconosciuti come meritevoli e partecipi della umana dignità.
In questi minuti, pochi minuti dopo la morte di Eluana, qualcuno li infrange questi comandamenti, qualcuno qualifica se stesso. Non come politico o cittadino con la sua etica e opinione: qualifica se stesso come essere umano. Un minuto di silenzio alle Camere, la commozione sincera di un presidente e di un ministro e poi, subito dopo, la pattuglia che si lancia alla sconcia corsa alla dichiarazione. Un minuto di silenzio e poi le grida. Feroci grida che contengono e spargono voglia di linciaggio. Qualcuno grida: non è morta, è stata ammazzata. Un altro aggiunge: colpa di chi non ha messo la sua firma. Sono grida di chi grida quello che vale, sono le grida di chi non sa trattenere la sua bile, sono grida di incontinenza morale.
Composta è invece la prima reazione di Berlusconi: «Dolore e rammarico». Certo, c'è ed esplicito il rammarico politico perché «non è stata resa possibile l'azione del governo per salvarla». Ma qui il premier si ferma, in nome del sacrosanto pudore di fronte alla morte non grida all'omicidio. Forse, probabilmente lo pensa, ma non lo grida. E' il confine civile che impone la civile misura. Pietosa anche se non indulgente è la prima parola del Vaticano: «Il Signore l'accolga e perdoni chi l'ha condotta a questo punto». Ma la pattuglia delle grida ingrossa. Straripa la golosità di accollare la morte al nemico politico. «Se Eluana muore non vince nessuno», aveva detto nel pomeriggio un uomo del centrodestra. A notte, ad Eluana morta, buona parte del centrodestra non resiste alla tentazione di usare quella morte come una vittoria.
E' troppo, troppo anche per una vicenda in cui sono state sovrapposte e confuse la politica, l'etica, la medicina, la giustizia, il diritto, la libertà. Letteralmente, questo mondo e quell'altro fusi insieme senza logica e pietà. Troppo anche per spiegare il tramonto e l'eclissi di misura e pudore in termini di centrodestra, centrosinistra o schieramento politico che sia. Una classe dirigente, un paese umano, gente che non ha abdicato al rispetto di sé e del prossimo, non si sbatte in faccia un cadavere. Una società veramente civile di fronte alla vita e alla morte non si muove e dispone in branchi contrapposti. Purtroppo questo accade sulla scena pubblica nella notte della morte di Eluana. E' troppo e per una volta siamo sicuri che la scena pubblica sia molto peggio della realtà.
Nelle case in questa notte, nella gran parte delle case nessuno griderà al padre assassino, al partito della morte o al padre eroe, al premier prepotente, allo Stato talebano. Con misura e pudore ci si dirà che nessuno può sapere davvero qual è il bene e quale il male. Chi giura di saperlo spesso mente, sempre è un piccolo uomo.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it