ATESSA. «Noi siamo disponibili a un accordo regionale ma in ogni caso la candidatura a presidente della Provincia di Chieti è una condizione irrinunciabile per qualsiasi alleanza». Pier Ferdinando Casini, leader nazionale dell'Udc, non usa certo il politichese per mandare messaggi ai potenziali alleati per le amministrative di giugno. Ripartendo dall'Abruzzo, dove lo scorso dicembre alle regionali ha dimostrato di saper "ballare" da sola, l'Udc riapre il tavolo del confronto politico a tutto campo col Pd (e l'Idv), ma senza sbattere la porta in faccia al Pdl.
Per lanciare la lunga campagna elettorale per europee e provinciali di giugno, Casini ha scelto la sala dell'azienda di un suo amico, l'imprenditore Amerigo Pellegrini, titolare della Pail, in piena Val Di Sangro. Una visita che assume un significato particolare per la contingenza economica che si sposa con quella politica: la fabbrica si trova al centro di un territorio che vede l'Udc protagonista, con sindaci come Nicola Cicchitti di Atessa, e appunto Enrico Di Giuseppantonio a Fossacesia e capace di eleggere un consigliere regionale, Antonio Menna. Ed è quest'ultimo a sottolineare che «alle regionali il divario fra Pd e Pdl è stato di poco sopra al 2 per cento mentre l'Udc ha il 5,6 in Regione e il 6,6% in provincia di Chieti». Un terzo incomodo determinato a sfruttare la posizione di forza. Anche «correndo soli al primo turno».
Ma è chiaro che l'Udc vuole tornare in gioco. Da protagonista e con tutti i suoi uomini di punta. Così, mentre sottolinea che «Rodolfo De Laurentis è destinato a diverse responsabilità (Cda Rai. ndr)», torna a battere il ferro caldo delle alleanze politiche. «Il commissario del Pd Massimo Brutti dice che è per il dialogo con l'Udc? Beh», risponde Casini, «in Parlamento lo facciamo spesso. Dovremo farlo anche qui ma c'è tempo, mancano tre mesi. L'unico punto fermo resta la candidatura Di Giuseppantonio». L'interessato, ascolta e non maschera soddisfazione. «Sono parole che mi gratificano», dice, «ovviamente sono a disposizione del partito». Da quel che trapela, pare che anche nel Pd siano ormai convinti che il "matrimonio" si debba fare. Il problema sarà spiegarlo al presidente in carica, che forse pensa ancora a un secondo mandato con Di Giuseppantonio vice.
Ipotesi che non esiste al momento. E non solo per Casini. Il quale perde il sorriso soddisfatta solo pensando al suo Bologna battuto a Udine e quando il Centro gli ricorda che resta da risolvere anche il problema Italia dei valori. «Alle regionali è stato gonfiato dal candidato presidente, in primavera sarà un altro film», dice secco. Ma il matrimonio col Pd difficilmente sarebbe vincente se in dote non porta l'accordo con Di Pietro. «Se, se» sbotta Casini alzandosi, «se mio nonno aveva le ruote era un tram». Già, resta da vedere se piuttosto che viaggiare con Di Pietro rinuncerà anche alle Province.