In provincia il settore impiega oltre cinquemila persone, con numerose aziende che producono capi per i grandi marchi della moda
PESCARA. La crisi sta mettendo in ginocchio il settore del tessile in provincia di Pescara. Nel solo mese di gennaio, otto aziende che vanno dai 20 ai 110 dipendenti hanno aperto procedure per l'utilizzo della cassa integrazione o disposto licenziamenti per un numero complessivo di 394 lavoratori. Di questi, 110 avevano contratti a termine non rinnovati con la Stilman di Collecorvino. Quasi quattrocento persone, quasi tutte donne, il cui destino è appeso a un filo: «È una situazione drammatica che impone provvedimenti straordinari e urgenti, sia in termini di sostegno del reddito che di strategie a medio e lungo termine, pena la scomparsa di un intero comparto», è l'appello lanciato da Domenico Ronca, segretario provinciale della Filtea-Cgil.
È una fase di declino che rischia di travolgere un settore che dà lavoro a oltre cinquemila persone, in cui operano decine di aziende terziste che lavorano, con personale qualificato, per i grandi marchi dell'abbigliamento italiano.
«Noi siamo senza stipendio da dicembre e, quel che è peggio, senza neppure sapere cosa accadrà» racconta un gruppo di lavoratrici della Gmg Fashion di Collecorvino radunato nella sala conferenze della Cgil. «Giovedì è previsto un incontro in Regione, speriamo bene: la proposta è due mesi di cassa integrazione, poi la mobilità per 24 mesi. Ma certo, è dura».
«Il problema è che molte di queste aziende non hanno la forza economica per anticipare la cassa integrazione ai dipendenti» chiarisce Ronca nel corso di una conferenza stampa in cui lancia l'appello a istituzioni e all'associazione industriali, «quindi, finché l'Inps non approva la domanda, i lavoratori restano senza alcun supporto economico. Per questo, noi chiediamo immediati sostegni al reddito attraverso il Cicas (il Comitato di intervento per le crisi aziendali e di settore, ndr), cioé ammortizzatori in deroga, con la proroga della mobilità da 26 a 52 settimane. Purtroppo il Cicas, che nel 2008 aveva ricevuto 12 milioni di euro, per il 2009 avrà a disposizione solo 12,5 milioni, in una situazione decisamente peggiore».
Ma per la Filtea-Cgil («l'organizzazione più rappresentativa con 680 iscritti», precisa Ronca), la soluzione non è solo in una immediata iniezione di denaro nelle tasche dei lavoratori espulsi dalle fabbriche: «Servono fondi per lo sviluppo e per la riqualificazione degli addetti. Noi proponiamo il monitoraggio di tutti i finanziamenti europei disponibili, dai Por al Fondo sociale: in totale, ci sono 3 miliardi a disposizione dell'Abruzzo». Ronca sollecita infine anche l'applicazione del protocollo sottoscritto nel 2006 per la creazione, a Penne, del Polo dell'Alta moda, che prevedeva misure per lo sviluppo del settore.