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Data: 18/07/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Del Turco: «Abruzzo, ora pensa in grande». Il governatore alla vigilia dell'incontro con Di Pietro punta il dito sui campanilismi

L'intervista. Le priorità da sottoporre al ministro per le Infrastrutture e il timore di veder riaffiorare scelte di piccolo cabotaggio

L'AQUILA - Le priorità? Sono le tariffe scandalo delle due autostrade abruzzesi e lo scandalo della concessione a "Strade dei Parchi". Le priorità sono i collegamenti «tra l'Abruzzo e il mondo», intendendo per mondo le regioni vicine, o tra il Tirreno e l'Adriatico, o tra il mare e la montagna. La "lista della spesa", chiamiamola così, che Ottaviano Del Turco si prepara a stendere sul tavolo del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro quando arriverà nella nostra regione dopodomani, 20 luglio, è lunga e articolata. «Vede -dice il governatore- , questo incontro nasce da due volontà convergenti. Non è il presidente della Regione che ha chiamato espressamente il ministro, o lui che ha chiesto di venire qui da noi. I problemi erano già noti a entrambi, e questo incontro è un esito naturale, un epilogo quasi scontato di un modo diverso di intendere i problemi. E noi, qui in Abruzzo, di problemi ne abbiamo tantissimi».
Non ha peli sulla lingua, neppure stavolta, il governatore. Parla con franchezza, a braccio, ben sapendo che più d'uno masticherà amaro anche in questa occasione, perché le bacchettate non sono a caso, e c'è da scommettere che in molti arricceranno il naso sia nella maggioranza, sia nell'opp osizione. Anche perché Ottaviano Del Turco mostra in ogni occasione, e questa è una delle tante, che non rinuncia a dettare il passo della politica regionale. «Già, le autostrade -continua- , i porti, le ferrovie, gli aeroporti. Tutto vero, tutto giusto, è là che bisogna intervenire, ma c'è chi dimentica i problemi minori, che poi sono forse i problemi più grandi. Come quelli della viabilità interna. Vi sono dei comuni che hanno tra loro un'intensità di traffico che non si ritrova neppure nel centro di Roma, come accade in alcune aree del Chietino e del Teramano. E non sono problemi grossi anche questi? Qualcuno ha mai calcolato quanti lavoratori coinvolgono in una giornata, in un mese, in un anno?».
C'è poi l'altro problema, quello delle scelte. Del Turco teme il piccolo cabotaggio, gli interessi di bottega, gli egoismi, le clientele. «Ho una preoccupazione di fondo -confessa- di tipo politico, istituzionale. Il timore che non si sia in grado di fare scelte di fondo. Perché se ci limitiamo a una lista della spesa pura e semplice, quelle scelte le farà il Governo per noi, saltando a piè e pari i comuni, gli enti, i territori. E noi perderemmo i vantaggi di quell'innovazione di merito che la visita di Di Pietro può rappresentare per noi: cioè la possibilità che abbiamo di costruire un sistema di interessi coordinati tra il Governo e i territori abruzzesi, i Comuni, le Province, la Regione».
In agguato, dice Del Turco, sono ancora i campanilismi, i protagonismi, i conflitti territoriali. «Gli effetti sarebbero deleteri -aggiunge- proprio per il ruolo che siamo chiamati a svolgere». E le avvisaglie, per il governatore, ci sono già tutte. «Sono lì in agguato insieme a una vecchia logica che non è stata mai superata: meglio non avere grandi ambizioni, si dice, perché una piccola regione come la nostra può avere solo piccoli obiettivi: e allora tanto vale distribuire le risorse un po' per ciascuno per fare contenti tutti». Sarebbe un errore di fondo «perché l'Abruzzo ha dimostrato di poter tornare a correre come testimoniano gli ultimi dati del Pil che sono confortanti». «Inoltre -aggiunge il governatore- non subiamo più l'evoluzione del diritto e della giurisprudenza, ma contribuiamo ad innovarli come è avvenuto con la legge regionale sullo "spoil system" riconosciuta pienamente legittima dalla Corte Costituzionale. O nei rapporti col governo come è accaduto per la crisi della sanità, dal momento che è stato apprezzato il nostro progetto di risanamento. Non è ancora la svolta che cerchiamo, ma abbiamo gettato le premesse per poter sedere al tavolo delle regioni in condizioni di parità». E non manca la bacchettata all'opposizione: «Mi piacerebbe che dialogasse con noi accettando la sfida sui terreni propri dell'azione di governo. Ed invece dopo un anno, si distingue soltanto e ancora per le critiche al mio staff, e al ruolo di Lamberto Quarta. Mi auguro che prima o poi l'urgenza dei grandi temi prenda il sopravvento sulla polemica spicciola».
Del Turco non risparmia critiche al Comitato dei Giochi del Mediterraneo: «E' toccato a me sollecitare al Governo i soldi che ci deve, toccò a me risolvere il problema del commissario evitando pasticci. Oggi sollevo la questione di un Comitato che non sa lavorare, formato da persone che non si sa che cosa ci stanno a fare, e senza rappresentanti di aree che lo avrebbero reso più rappresentativo. Vorrei tanto prendere nota delle cose che si fanno, ma sono costretto ad annotare quelle che non vengono fatte. Posso assicurare che il villaggio dei Giochi non sarà un'affare speculativo per consentire a qualcuno una doppia casa o una "garçonnière", ma una solida struttura capace di far fare all'università "d'Annunzio" un grande salto di qualità, tale da metterla a livello dei grandi atenei italiani ed europei».

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