Esaminati i dati del bilancio 2008. Troppo alto il mutuo per le cartolarizzazioni. Per l'autore del dossier sulle cliniche, siamo in una situazione di emergenza
PESCARA - Lo dice subito stringendo le mani, piacere Venturoni, facendoli accomodare in poltrona davanti al mega schermo dell'Agenzia sanitaria, in piedi come un maestro di scuola c'è il commissario Giuliano Lalli con la bacchetta, a fare gli onori di casa lui Venturoni, l'assessore in giacca nera e cravatta a righe in tinta, il nemico delle cliniche, l'autore del libro giallo sulla sanità privata. Scorrono le cifre, i conti, i segni-più che sono pochi e i segni-meno che sono tanti. Entrano alle dieci in punto i manager in scadenza della giunta Del Turco in questi uffici di via Conte di Ruvo che erano i loro soltanto qualche mese fa, nell'androne foderato di grigio aperto apposta per questa Agenzia che doveva fare da spartiacque tra il vecchio e il nuovo, tra il cattivo e il buono ed è finita in un pantano giudiziario insieme a Del Turco & c. «Le raccomandazioni politiche non servono - ammonisce l'assessore - Non cercatele perchè sono inutili, nè dall'alto nè dal basso. Io sono insensibile, per me l'unica raccomandazione che conta sono i fatti, le cifre, i comportamenti».
Lo dice a quelli che hanno tentato il grande salto durante e dopo le elezioni, che sono andati a pranzo e a cena con i nuovi vincitori anche prima che vincessero tanto l'aria era quella, che hanno messo sul piatto i voti dei medici e degli infermieri, la propria fede politica che in effetti è sempre stata così un po' a cavallo, che hanno firmato l'atto di abiura in cambio della conferma sulla poltrona da manager. Manager per tutte le stagioni, di destra e di sinistra, «ci hanno provato un po' tutti» se la ride Venturoni, «ma senza effetto». Racconta che lui ai politici, a quelli del suo partito e agli alleati aennini, ha detto per favore lasciatemi in pace, per favore non rompetemi le scatole: si è preso due anni di libertà Lanfranco Venturoni, necessari per rimettere a posto i conti e la sanità. «Io mi considero un tecnico», nonostante la fede politica. «Io vado avanti così, se mi fanno storie, me ne vado». E così lo scontro, soprattutto con An, è destinato a salire di livello. E' una vera e propria dichiarazione di guerra quella di Venturoni, soprattutto al segretario Fabrizio Di Stefano che vuole la testa dei manager pronta per aprile. Lui no, è più cauto: «I manager non vanno valutati per appartenenza politica, se lavorano bene okay, sennò vanno a casa».
Eliminare gli sprechi, attivare controlli severi e tempestivi, bloccare l'emigrazione di pazienti verso ospedali di altre regioni: sono questi gli obiettivi che l'assessore ha indicato ai vecchi manager della giunta Del Turco, e dopo l'incontro di ieri alla presenza del commissario Gino Redigolo e di Giuliano Lalli, li vedrà uno per volta, un faccia a faccia che servirà anche a scorticare le vecchie ruggini, a fare i conti in tasca alle singole Asl, a fare le pulci a ogni scelta contestata a ogni appalto sospetto. Ma ieri è stato proprio Giuliano Lalli a far scorrere le cifre del bilancio preconsuntivo della sanità relativo al 2008. «A causa delle cartolarizzazioni - ha spiegato Venturoni - tanto per fare un esempio concreto, ogni anno la Regione è costretta a sborsare 98 milioni di euro di mutuo di debiti non dovuti. Il che significa che in dieci anni pagheremo quasi un miliardo di euro, risorse che potevano senz'altro essere risparmiate». Ma non è solo un problema di conti. «Il settore della sanità non può essere trasformato in un ammortizzatore sociale nè tantomeno essere interpretato come occupazione di potere. Per questo, dato che siamo in una situazione di emergenza, prima penseremo a rimettere le cose a posto e poi ci potrà essere spazio per interventi che giustifichino decisioni politiche». Ed è su questo punto, su questa dichiarazione, che ieri sera si è consumato un nuovo atto della guerra tra Venturoni e i partiti. Rimettere le cose a posto e poi le decisioni politiche, per An ha un solo significato: i manager di Del Turco potrebbero restare in sella fino al 2010. E questo ad An non sta bene. Venturoni è avvertito.