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Data: 11/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«No a Mancini, a noi la poltrona». Bocciato il rientro dell'ex assessore, D'Angelo si scusa e tiene i lavori pubblici

La gaffe del centrosinistra. Per un posto di tre mesi in giunta la maggioranza litiga e alla fine non se ne fa niente

Contrordine compagni. Il ritorno dell'ex assessore Armando Mancini a Palazzo di città, per ricoprire l'incarico dei lavori pubblici lasciato dal dimissionario Giuseppe Bruno, sembrava cosa fatta. E invece niente da fare, alla faccia della disponibilità dello stesso Mancini. «Sono disposto ad accettare l'incarico - aveva ribadito lunedì sera l'ex assessore ai lavori pubblici e al traffico - a patto che non ci siano mal di pancia nella coalizione. Non mi dispiacerebbe chiudere cantieri da me avviati come le due riviere, il Ponte del mare, via del Circuito e la casa di riposo di via Arapietra». Non sarà così. A Mancini gli "amici" del centrosinistra hanno sbattuto la porta in faccia per litigarsi una poltrona da precario (solo per quattro mesi) in una giunta al capolinea.
A mettersi di traverso, in una riunione lampo dopo il Consiglio comunale di lunedì, sono stati alcuni consiglieri aspiranti assessori della Lista Pescara Città Ponte come Sorgentone, Ferrara, Di Pinto. «A suo tempo D'Alfonso l'assessorato ce l'aveva promesso», «quella poltrona va a noi». Di Pietrantonio ha messo le mani avanti, «per me Mancini poteva rientrare, ha grande esperienza», ma è la voce del giorno dopo nell'assenza delle segreterie dei partiti. Nè della cosa è stata informata Paola Marchegiani, che ancora ieri pomeriggio andava annunciando il ritorno di Mancini ed è caduta dalle nuvole alla notizia del niet del "politburo de noantri". Con la scusa degli equilibri da salvare ha prevalso la logica per cui il "cadavere" dell'amministrazione defunta ma non sepolta va spolpato fino alla fine, e chissenefrega del bene della città. Vista così ha ragione Peppino Bruno che se n'è scappato via: era meglio il commissario. L'importante è rendersene conto e non lamentarsi se poi il giorno del voto mezzo elettorato se ne sta a casa.
A tenere la delega ai lavori pubblici sarà quindi lo stesso Camillo D'Angelo che non ha nascosto la verità imbarazzante, nonostante Del Vecchio avesse cercato di metterci una pezza. «Mancini - ha detto il vicesindaco - si era detto disponibile a riassumere la delega ai lavori pubblici lasciata da Bruno...Una disponibilità da contemperare con la piena condivisione di tutte le forze politiche della maggioranza, condizione non raggiunta...per l'indirizzo assunto dalla maggioranza di continuare l'esperienza di governo con la struttura in carica. A Mancini rinnoviamo il nostro ringraziamento...».
La delega al commercio lasciata dall'assessore dimissionario dell'Idv Michele Di Marco è stata invece affidata all'assessore all'anagrafe Roberto De Camillis. E il centrodestra affonda il coltello nella piaga: «Il castello di cartapesta dell'amministrazione comunale di centrosinistra comincia a scricchiolare - ha tuonato il capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia -. Invece di avviare una seria riflessione, si è aperta la corsa alla successione che ha fatto emergere ambizioni mai sopite, desideri e pretese fino alla prevedibile spaccatura».



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