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Data: 11/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cremaschi incontra gli operai Sevel, venerdì tutti a Roma contro la crisi

LANCIAN0 - «E' uno scandalo il comportamento della Sevel, che ha già mandato a casa per sempre mille lavoratori, per la maggior parte senza ammortizzatori sociali, e rifiuta una gestione unitaria della crisi con i sindacati e le istituzioni». Sono parole pensanti quelle di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, che ieri ha tenuto due assemblee, alle 10 e alle 14, in Val di Sangro, con i lavoratori dello stabilimento del Gruppo Fiat. E aggiunge: «Ho aperto le assemblee proprio ricordando quei mille precari ai quali, oltre al lavoro, è stata tolta anche la speranza. Posso dire di aver trovato ampia condivisione per come la Fiom si sta muovendo in questa crisi. Ho avuto pure la certezza che in tanti, venerdì 13, saranno a Roma per partecipare allo sciopero organizzato dal nostro sindacato, nonostante il tipo di cassa integrazione che sta attuando la Fiat metta in grave difficoltà i lavoratori che non ancora maturano i ratei delle ferie e dei permessi».
«Saranno 15 i pullman - annuncia Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom - che venerdì partiranno, alle 5 del mattino, dalla Sevel e dalla Pietrosa di Lanciano, per la manifestazione di Roma, che oltre al settore dei metalmeccanici, riguarderà anche il pubblico impiego. Certo i tempi della cig alla Sevel, che per il 13 non fanno ancora maturare giorni di ferie e premessi, costituiscono un serio ostacolo per l'adesione allo sciopero, ma abbiamo raccolto lo steso tante adesioni». La Sevel, dopo le ultime due settimane di cassa integrazione per poco meno di 6 mila lavoratori, ha riaperto lunedì scorso, ma un nuovo stop ci sarà dal 23 febbraio all'8 marzo.
Ma torniamo alle dichiarazioni di Cremaschi. «Ridotto all'osso - sottolinea - il problema è che la Fiat, alla Sevel come altrove, vuol far pagare la crisi solamente ai lavoratori. E' necessario, invece, che anche le imprese ci mettano del proprio. Quando, ad esempio, la Sevel accumulava utili, contribuendo anche a risanare i conti del Gruppo, non è che ai lavoratori sia stata aumentata la busta paga. Non per fare demagogia, ma vorrei anche dire che la somma dello stipendio di Marchionne e Montezemolo è uguale a quello di 700 operai messi assieme: se rinunciassero a qualcosa si potrebbe evitare di mandare casa qualche centinaio di lavoratori».

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