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Data: 11/02/2009
Testata giornalistica: il manifesto
La notte di Eluana, a caccia di share di Norma Rangeri

La vita è sacra ma fino a una certa percentuale di share. Se gli ascolti, come capita al Grande Fratello, sfiorano gli otto milioni, Eluana capirà. D'altra parte non c'era alcun bisogno di sospendere il popolare reality per dedicarle la serata di Canale5: il compito di presidiare la grande platea nazionale era stato affidato a Porta a Porta. Enrico Mentana e il suo Matrix sarebbero stati un inutile spreco di fatturato. Oltretutto era in onda anche Emilio Fede, l'house-organ del partito arcoriarno e tutto procedeva secondo la legge del devastante monopolio berlusconiano. Le dimissioni di uno dei fondatori dell'informazione targata Mediaset, e la cancellazione di Matrix dal palinsesto di Canale5, sono la coerente risposta di una televisione che risponde solo al suo creatore, accompagnandolo nell'escalation plebiscitaria.
Quattro milioni tenuti saldamente in pugno dalle candele accese di Vespa, otto milioni incollati alle lacrime delle sceneggiate del Grande Fratello, un milione e più attaccati all'alimentazione forzata di Fede: fanno quindici milioni di anime, è la grande famiglia confortata dalla voce dei difensori della vita, è il pensiero del padrone che diventa vox-populi.
Conduttori e giornalisti, telegiornali e salotti, talk-show e intrattenimento cantano (e alzeranno il volume) in coro la stessa canzone funesta, e quando un'opinione meno controllabile, fosse pure quella del direttore editoriale di Mediaset, vuole aggiungere una nota diversa, il sistema la espelle all'istante. E' il riflesso automatico di organismo vitale, costruito con pazienza, cresciuto con cura, sperimentato negli anni con i dicktat bulgari, progettato per rigettare chiunque attenti alla razza sempre più pura del corpo (televisivo) berlusconiano.
Eccoci davanti alla tv di Fede, seduti in famiglia ad ascoltare la denigrazione di Beppino Englaro, un uomo tutt'altro che disinteressato visto che «il clamore voluto dal padre di Eluana ha coinciso con la manchette pubblicitaria del suo libro». Siamo tutti lì partecipi della commozione, pronti a condividere le parole accorate del padre di Terry Schiavo, mandate in onda da Vespa con la voce fuori campo che le recita mentre, come in Guerre Stellari, il testo scritto scorre sul grande schermo. «E' la morte più dolorosa che un essere umano possa subire», scrive il signor Schiavo rivolgendosi al signor Englaro. Nemmeno il tempo di immaginare le atroci contorsioni della sofferenza, che una suora ci guarda negli occhi e ci confessa che «Eluana voleva vivere», che lei non l'ha «mai sentita dire» quello che, invece, il padre Beppino ha sempre sostenuto. Sono settimane, mesi che la bella, bellissima Eluana sorride dal piccolo schermo mentre i suoi difensori la raccontano, la interpretano, la invocano, la santificano. «Eluana, quando una suora l'accarezza, reagisce?», oppure: «mi fermo davanti alle scelte della famiglia, ma ci sono altri duemilacinquecento padri e madri che fanno una scelta diversa». Con fervore Vespa domanda e sentenzia. Con voce bassa Fede insinua, raccomanda e annuncia che farà presto sentire le parole di quelli usciti dal coma. Siccome sono temi delicatissimi, i talk-show si affollano di rappresentanti delle associazioni dei malati senza speranza, pronti a giurare di aver visto Eluana «che non ha nemmeno una tracheotomia».
Il linguaggio infernale della cronaca nera (il delitto di Cogne, la strage di Erba, l'omicidio di Perugia) viene riversato nel caso Englaro, l'evento va maneggiato con la stessa violenza che fa a pezzi le vittime dei killer, e scansa, come la peste, la razionalità dell'informazione, dell'approfondimento, dello sfondo culturale, del contesto, unici strumenti in grado di comunicare la complessità del tema, del fatto, del sentimento. Così nessun anticorpo potrà minare il totalitarismo della aura.

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