PESCARA. Cassa integrazione, mobilità, precariato e aziende che chiudono. Il crollo del settore metalmeccanico rischia di portare l'Abruzzo «indietro di quarant'anni» e di fronte ai «numeri mostruosi» della crisi la Cgil lancia un appello al presidente della Regione, Gianni Chiodi, affinché intervenga subito. L'SOS parte a poche ore dallo sciopero proclamato per domani dal sindacato guidato da Guglielmo Epifani a livello nazionale non solo nel settore metalmeccanico ma anche nel pubblico impiego. I lavoratori, anche quelli abruzzesi, si ritroveranno a Roma per una manifestazione di protesta. Dalla regione partiranno 40 pullman per dire «no» alla politica che il governo centrale sta seguendo contro la crisi.
Ma nello stesso tempo la Cgil fa suonare il campanello di allarme anche per Gianni Chiodi. Bisogna pensare, dice il sindacato, a come «redistribuire il reddito e gli ammortizzatori sociali ampliare». E' necessario, poi, che la Regione «avvii la discussione sul bilancio e promuova l'utilizzo concreto dei fondi europei», suggerisce il segretario della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare. A vivere un vero e proprio dramma, in questo momento, ci sono i precari (solo nella scuola ne saranno tagliati 1.500, a settembre) e i cassintegrati, che devono fare a meno del 40 per cento di stipendio e poi, dice Di Cesare, ci sono alcuni settori legati alla pubblica amministrazione, come edilizia e sociale, nei quali gli stipendi non vengono pagati. Nel terziario, poi, non si sa dove mettere le mani, prosegue il segretario invocando le istituzioni affinché «affrontino la crisi». I numeri parlano di un settore metalmeccanico letteralmente in ginocchio. In Abruzzo, fa notare Nicola Di Matteo, segretario regionale della Fiom Cgil, la crisi è «fenomenale», con 25mila i cassintegrati e 6.000 precari solo negli ultimi tre mesi. «Contavamo sui progetti della Sevel, della Fiat dell'Honda e della Micron e invece vediamo che qui si annuncia un passo all'indietro di 40 anni. La Sevel fa a meno di 400 unità, la Honda (che dà lavoro a 2.500 persone con l'indotto) ridurrà la produzione di 60mila moto nel prossimo anno fiscale, cioè da aprile, e parla anche di cassa integrazione e mobilità, mentre l'Atr è in crisi e sta fallendo. Sono numeri mostruosi per una piccola regione come l'Abruzzo», commenta Di Matteo, «e se scioperiamo è sia contro le imprese, che potevano caricarsi di maggiori responsabilità che contro il governo, che parla d'altro. Quanto al nuovo governatore, dovrebbe affrettarsi, perchè l'Abruzzo di una volta non ci sarà più». In piazza ci saranno anche i lavoratori del pubblico impiego, che contestano il contratto sottoscritto a livello nazionale dalle altre sigle. Il referendum Cgil che si è svolto anche in Abruzzo lo ha bocciato in misura quasi plebiscitaria, commenta Carmine Ranieri, segretario regionale della Cgil