ROMA «Il sì alla Cgil non è la "posizione prevalente" nel Pd», fa Sergio D'Antoni che da ex leader Cisl sarà senz'altro di parte nel suo giudizio ma di questioni sindacali certamente si intende. A che si riferisce D'Antoni? A uno scambio di lettere e dichiarazioni tra Guglielmo Epifani e Walter Veltroni, cominciato con un vero e proprio strappo in mattinata da parte del leader Cgil e conclusosi in serata con la replica del leader democrat che segna una tregua destinata pare a durare. Nel frattempo tra i due si è inserito Pierluigi Bersani, la cui discesa in campo come competitor di Veltroni ha avuto l'effetto di aprire una competition interna di "buona vicinanza" con il sindacato, nessuno dei due contendenti alla segreteria vuole lasciare all'altro campo libero nel rapporto con il mondo del lavoro. Bersani incassa già la sponsorizzazione di D'Alema che di lui dice: «La candidatura di Bersani alla segreteria non è una novità visto che era già intenzionato per le primarie ma poi prevalse un riflesso unitario e io lo consigliai in tal senso. Forse sbagliai anch'io».«Il Pd sulle grandi scelte deve avere una posizione chiara e non deve dimenticare le sue radici nel mondo del lavoro, deve saper leggere i processi che riguardano i precari, i giovani, gli anziani», dice Epifani alla vigilia della mobilitazione separata di domani che vedrà in piazza solo Fiom e Sp Cgil, «bisogna anche avere la forza di dire che non si possono fare accordi separati senza la Cgil». Le parole del leader cigiellino non sono piaciute granché al Nazareno sede del Pd, hanno avuto l'effetto più di uno strappo-sollecitazione a sposare la linea Cgil rivolte a un segretario di un partito, il Pd, che al proprio interno ha tutti e tre i sindacati e se una prospettiva ha in mente su questo terreno è il sindacato unico piuttosto che appoggiare questa o quella confederazione. Ma tant'è: nel Pd attuale per tanta parte degli ex diessini la Cgil è come il Vaticano per gli ex popolari, sentono irresistibile il richiamo. Scatta la corsa all'adesione. Un centinaio di parlamentari firma un testo di appoggio alla manifestazione sindacale di domani, e si scopre che tra i cento ci sono un po' tutte le componenti, dagli ex diessini di scuola bersaniana a ex popolari come Rosy Bindi a numerosi veltroniani (a loro volta ex Ppi ed ex Ds) come Garavaglia, Verini, Tonini, Agostini, Vitali, Picierno. Non basta. Veltroni riunisce il governo ombra, vara un pacchetto di proposte anti-crisi e subito Epifani plaude a scena aperta: «Il piano del Pd è buono, fa gli interessi dei lavoratori e della parte più debole del Paese». Non è ancora finita. A sera Veltroni fa diffondere una lettera inviata a Epifani che replica al leader Cgil, tiene il punto e apre la strada al chiarimento. Il leader del Pd richiama il 1992 «quando davanti alla crisi le forze sociali e sindacali seppero unirsi», per poi rivendicare che i democrat sono «vicini» ai metalmeccanici e ai pubblici dipendenti (non quindi a un solo sindacato). Posizioni che Epifani mostra di apprezzare, sicché in serata la tregua può essere siglata e domani in piazza con la Cgil ci sarà anche il Pd in tutte le sue componenti. Veltroni non se ne starà fermo: sabato incontra tutte le forze sociali, cinque sindacati assieme a Confindustria, artigiani e categorie, per illustrare il "piano anti-crisi" del Pd, quindi partirà la tre giorni di mobilitazione davanti a fabbriche e luoghi di lavoro in 5 mila comuni. Oggi pomeriggio, intanto, manifestazione in difesa della Costituzione. Unico intervento, quello dell'ex capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro.