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Pescara, 30/04/2026
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12/02/2009
Il Messaggero
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Camici bianchi e tute blu, insieme per il lavoro. Domani sciopero e corteo a Roma per precari, cassintegrati e disoccupati. E alla Asl è emergenza |
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PESCARA - Camici bianchi e tute blu, insieme per protestare contro una crisi che sta stritolando migliaia di posti di lavoro e contro l'accordo separato, che ha già diviso la triplice alleanza dei sindacati sul rinnovo del modello contrattuale. Anche in Abruzzo i lavoratori pubblici e privati della Funzione Pubblica e Fiom-Cgil incroceranno le braccia domani, per darsi appuntamento al corteo che sfilerà per le vie della capitale. Precari, cassintegrati, chi è rimasto senza lavoro: la mano lunga della crisi abbatte le frontiere tra lavoratori pubblici e privati. «La crisi non risparmia nessun settore -ha detto ieri Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil-. I precari stanno pagando il prezzo più alto, perché non possono usufruire neppure degli ammortizzatori sociali. Ma anche chi è in cassa integrazione si trova a fine mese con uno stipendio tagliato del 60%. Inoltre, i pagamenti della pubblica amministrazione, soprattutto per le opere pubbliche, arrivano in ritardo». Sono 700 i lavoratori precari che solo alla Asl rimarranno senza lavoro nei prossimi mesi. «Oltre alle manovre governative taglia-precari, in Abruzzo la situazione della sanità è ancora più grave per via del blocco delle assunzioni firmato dal commissario Redigolo -ha detto Carmine Ranieri, segretario regionale della Funzione Pubblica-, inoltre molti dipendenti delle cooperative sociali e sanità privata sono senza stipendio da mesi: a Villa Pini, ad esempio, i lavoratori non hanno percepito le mensilità di dicembre e gennaio». In ginocchio il settore metalmeccanico che nella regione ha già perso 6mila posti di lavoro. «Oltre ai precari, il 95% delle aziende sindacalizzate è in regime di cassa integrazione -ha detto il segretario regionale della Fiom Nicola Di Matteo- per un totale di 25mila operai». Dall'Aquilano al Pescarese, la crisi non fa sconti. «Alla Sevel sono stati licenziati 1400 addetti, la Micron è in cassa integrazione perenne ed ora è arrivato l'annuncio della Honda che ha chiesto la mobilità mettendo a rischio 2500 posti». L'appello del sindacato è all'agenda della Regione: «E' necessario mettere in campo strategie e risorse adeguate a fronteggiare la crisi, altrimenti il comparto industriale scomparirà», spiega Di Matteo. «La Regione non ha ancora approvato il bilancio -dice Di Cesare-, che deve assolutamente tenere conto di questa crisi straordinaria, immettendo nel circuito economico tutte le possibilità offerte dai fondi europei».
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