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Pescara, 09/05/2026
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Data: 19/07/2006
Testata giornalistica: Trambus
Le liberalizzazioni con la retromarcia. Eccezione per i servizi? di Maurizio Sgroi

Alla fine rimarranno solo i servizi pubblici nel mirino "liberalizzatore" del governo? E' presto per dirlo, ma le premesse ci sono tutte. Dopo l'accordo dei governo con i tassisti, che di fatto rimpalla tutto a tavoli locali e monitoraggi futuri, oggi assistiamo a quella che assomiglia a un furioso ripiegamento delle buone intenzioni (buone perché elogiate da tutti) del governo, che con gran dispiegamento di grancasse e timpani aveva annunciato la sua intenzione di rimettere al centro il cittadino. Bello, giusto e nobile. E tanto per non sbagliarsi, il governo ha messo nel mucchio anche l'odiatissimo in house, vale a dire lo strumento che consente ai comuni di affidare senza gara ad aziende proprie questo o quel servizio. E in questi giorni abbiamo letto sui giornali un ritornello che suona più o meno così: mai più in house, per garantire più risparmi al cittadino e servizio di maggiore qualità. Un raro esempio di dogmatismo applicato all'economia. Senonché adesso il decreto è arrivato in Parlamento. E ancora prima di affrontare il procelloso mare delle aule (peraltro col salvagente sempre pronto del voto di fiducia), ecco gli emendamenti che il governo, sempre lui, ha apposto al testo. Rimangono le spese zero per chi chiude un conto corrente, ma gli aumenti del tasso di sconto non si tradurranno in un immediato ed equivalente aumento dei tassi creditori dei correntisti. Si potranno vendere farmaci al supermercato, ma deve essere presente un farmacista. Si potrà vendere quel che si vuole in una bottega, purché si distingua fra alimentari e non alimentari. Si potrà andare in house, purché si dimostri che il piano del comune comporta benefici per la collettività. No, questo ancora non è stato scritto. Non ancora.

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