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Data: 13/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
La neve non ferma la protesta. Bussi in piazza per il lavoro

BUSSI - Hanno manifestato in più di mille, nonostante la pioggia mista a neve. Gli organizzatori, Cgil, Cisl e Uil, che in queste cose hanno occhio, parlano di duemila. La mobilitazione di ieri contro i licenziamenti della Medavox e lo smantellamento del polo chimico ha i numeri e l'atmosfera dei vecchi tempi. Impianti fermi alle Officine, scuole e negozi chiusi. E circolazione bloccata sulla statale 153 e sulla Tiburtina, dove il traffico n direzione Popoli è stato dirottato sull'A25, al casello di Bussi. Quattro chilometri all'andata e altrettanti al ritorno. Un corteo di tutte le età - con i gonfaloni dei comuni di Bussi e Popoli, il presidente della Provincia, Pino De Dominicis, l'"Ape operaia" di Cittadinanzattiva, e un'infinità di cartelli - per gridare la rabbia di un paese che ha scritto la storia della chimica nazionale e adesso pretende un futuro. L'ultima occasione per far capire a Regione e Governo che non si può cancellare così una fabbrica che "ha dato tanto". Negli slogan, scritti sui cartelli o affidati al fantoccio con la tuta Medavox appeso al centro della rotatoria sulla Tiburtina, c'è la protesta di chi non vuole arrendersi. Il popolo delle Officine chiede lavoro. Lo chiede soprattutto alla Solvay. Un obiettivo ribadito negli intereventi di Aurelio Franceschelli (Cisl), Nicola Primavera (Cgil) e Roberto Campo (Uil) a chiusura della manifestazione: "Più che una manifestazione, è una rivendicazione contro l'arroganza delle multinazionali che le scelte le fanno altrove. Se la chimica ha un futuro in altri posti, come a Ferrara o in Sicilia, deve averlo anche qui. Bussi deve essere al centro di scelte più ampie, a livello nazionale". Ma bisogna far presto. Perché qui si chiude davvero. Una prospettiva che, ieri pomeriggio è stata confermata ai sindacati in un incontro con l'azienda, rappresentata dall'ing. Santacasa. Medavox chiude e intende portarsi via l'impianto. «Non lo permetteremo - commenta Nicola Primavera. E' inaccettabile, andremo avanti con le nostre rivendicazioni che porteremo alla Regione e al Governo e nella prima settimana di marzo si fermeranno tutte le industrie del pescarese». Prevedibile o meno, la chiusura della Medavox ha accelerato un processo di dismissione del polo chimico in atto da anni. Ieri alcuni "ossigenati" Medavox erano ai cancelli a salutare il corteo dei manifestanti. Con la fabbrica ormai ferma, tocca a loro presidiare l'impianto per problemi di sicurezza. Ancora per poco. A fine marzo si chiude. Fabio è il più giovane dei lavoratori Medavox. Ha 23 anni e quasi tre di "anzianità"di servizio. Tra i veterani, c'è chi ha iniziato con la Montedison e, per più di trent'anni, non ha mai smesso di fare acqua ossigenata. Ogni tuta blu, una storia. Che, messe insieme, fanno un paese che per quasi un secolo si è identificato con la sua fabbrica.

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