ROMA Verso mezzogiorno Carlo Podda, il segretario di categoria del pubblico impiego, annuncia al microfono: «Siamo oltre 700 mila». La cifra è sicuramente esagerata, ma è altrettanto sicuro che ieri a San Giovanni la Cgil è riuscita a portare tanta gente, abbastanza da riempire la piazza. Quella stessa piazza dove i girotondini di Nanni Moretti nel 2002 sostennero di aver richiamato, appunto, 700 mila persone. E dove Berlusconi nel 2006 disse di averne radunate addirittura 2 milioni.
Questa volta hanno sfilato insieme per le strade della capitale gli operai metalmeccanici della Fiom e i dipendenti pubblici della Fp. Dove per dipendenti pubblici non si devono intendere soltanto gli impiegati di scrivania, ma anche i vigili del fuoco e i vigili urbani, gli infermieri e i medici.
Le motivazioni.Le due maggiori categorie della Cgil hanno indetto la manifestazione motivandola con un lunghissimo elenco di proteste. È stato uno sciopero contro «la messa in discussione del diritto di sciopero» (c'è una legge di regolamentazione in arrivo); contro «la scelta antidemocratica nelle relazioni sindacali» (il riferimento è alla riforma dei contratti nazionali, introdotta senza la firma della Cgil). E poi naturalmente contro le scelte di politica economica adottate dal governo: la mancanza di energiche misure a sostegno dell'industria italiana, e il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego con aumenti giudicati del tutto inadeguati dal sindacato di Epifani.
Presenti ed assenti. Come annunciato, Walter Veltroni non ha partecipato ai tre cortei che hanno attraversato Roma. In compenso c'era Goffredo Bettini, uno dei dirigenti Pd a lui più vicini. C'erano D'Alema e Bersani e Rosy Bindi. C'era tutta la sinistra radicale, i cui leader da soli basterebbero a riempire metà piazza. Di Pietro non era presente fisicamente, ma ha diffuso un comunicato per far sapere che «L'Italia dei valori è in piazza al fianco della Cgil». Anche Veltroni del resto ha mandato una lettera di sostegno a Epifani, il quale infatti ha potuto annunciare: «La lettera di Veltroni esprime una sostanziale vicinanza alle ragioni dello sciopero. È un passo avanti». E persino Pierferdinando Casini ieri ha parzialmente riconosciuto le ragioni della Cgil: «Io condivido con Epifani l'idea che il governo faccia di più», ha detto. Aggiungendo poi: «Temo però di non condividere con Epifani l'idea del modo in cui il governo può fare di più».
Silvio Berlusconi. Per il presidente del Consiglio, «La Cgil si è tolta di mezzo lei da sola dal fronte sindacale, mentre gli altri sindacati hanno dato un contributo per le riforme». Ai giornalisti che gli chiedevano se Epifani possa essere considerato un suo avversario, Berlusconi ha risposto: «No. L'adesione allo sciopero è stata solo del 6%, lo sciopero è fallito».
L'adesione allo sciopero. A parte la diatriba sul numero di manifestanti scesi in piazza a Roma, come sempre in questi casi si è aperta anche la polemica sulla reale adesione alla protesta da parte dei lavoratori. In particolare per quello che riguarda il pubblico impiego. Il ministero della Funzione pubblica (quello di Renato Brunetta) ha riferito che i dipendenti in sciopero sono stati pochi (anche se più di quanti ha detto Berlusconi): circa il 9%. Per la Cgil ovviamente la rilevazione di Brunetta è inattendibile.
Guglielmo Epifani. Venendo ai contenuti della manifestazione, dal palco Epifani ha illustrato la sua proposta: il governo dovrebbe aumentare le tasse ai ricchi per finanziare un aiuto a chi guadagna poco. Per il numero uno della Cgil, bisognerebbe fare «come ha fatto la Gran Bretagna», cioè «tassare i redditi sopra i 150 mila euro per sostenere i redditi da 500-600 euro al mese». Infine Epifani ha promesso: «Continueremo la nostra iniziativa, dobbiamo strappare altre risposte per cambiare la politica del governo contro la crisi».
Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl avverte nello sciopero di ieri «un sapore politico». Per Bonanni «sono iniziative che raccolgono i sentimenti della vecchia sinistra del Novecento ma che non c'entrano niente con l'azione sindacale. Noi otteniamo, dopo quattro mesi di dialogo, un risultato come quello della cassa integrazione, mentre c'è chi pensa ad andare in piazza ogni due mesi». Alle critiche del collega Epifani ha risposto ribaltando l'accusa: «Invece di buttarla in politica, si misuri sui fatti».