In lotta statali e metalmeccanici «Più tasse sui ricchi»
ROMA. «Ce l'abbiamo fatta, ce l'avete fatta». Guglielmo Epifani dal palco della manifestazione organizzata dalla Fiom e dalla Funzione pubblica della Cgil urla la sua soddisfazione. Non era scontato il successo dell'«idea bizzarra» di far scioperare insieme tute blu e colletti bianchi. In piazza San Giovanni sono confluiti tre imponenti cortei. «Siamo settecentomila - ha affermato Podda, segretario generale della Funzione pubblica - Vi sembriamo così isolati? Ascoltateci invece». Il successo della protesta (la questura ridimensiona a 50 mila partecipanti) ha spinto Guglielmo Epifani a usare toni battaglieri: «La lotta della Cgil va avanti, continueremo la nostra iniziativa per strappare altre risposte per cambiare la politica del governo contro la crisi».
Il leader Cgil ha proposto di aumentare per due anni la tassazione sui redditi superiori ai 150 mila euro, «utilizzando quel miliardo e mezzo per aiutare i redditi più bassi e sostenere i salari». Servono - ha incalzato - «interventi di emergenza sociale per contrastare la cassa integrazione e l'esasperazione».
Nei tre cortei è sfilata l'Italia del lavoro con le sue storie. Sin dalle prime ore del mattino nei tre luoghi di raduno si sono concentrati operai e impiegati arrivati a Roma con sedici treni speciali e oltre mille pullman. «Servono provvedimenti urgenti per non farci finire in misteria» dice Katia, della Emak di Bagnolo. «No ad accordi separati» gli fa eco un metalmeccanico di Reggio Emilia, Luca Rinaldi. Per Paride della Bonfiglioli «e' uno sciopero utile perchè solo con la lotta e il conflitto strapperemo risultati». Anche per Brunello, della Goldoni di Modena «bisogna dare un segnale al governo».
Oltre diecimila emiliani monopolizzano un bel pezzo del corteo partito da piazzale dei partigiani. Ci sono quelli della Landini, della Ferrari di Maranello e della Maserati di Modena, gli operai della Manitou di Castelfranco, della Trasmitar di Forlì, della Bonfiglioli riduttori, della berco di Copparo e della Fox Bompani di Ostellato. E poi ancora i medici pubblici emiliani, i lavoratori dell'ospedale Sant'Anna di Ferrara, la Camera del lavoro di Piacenza e mille altri pezzi dell'Italia produttiva. Severino Croppi, di Reggio Emilia mostra la sua busta paga di cassa integrato a settecento euro al mese e chiede: «Si può vivere così»? Nel serpentone ci sono i liguri, i torinesi della Fiat, gli operai di Monfalcone e quelli dell'Ilva di Taranto. Con loro i metalmeccanici del Sulcis-Iglesiente, i lavoratori della sanità di Cagliari e quelli del pubblico impiego di Sassari. Quando arrivano a San Giovanni si devono fermare, la piazza è gremita sin nelle strade adiacenti e il leader della Fiom Rinaldini sta accusando il governo e la confindustria «di diffondere una cultura dell'odio».
Il presidente del consiglio Berlusconi liquida lo sciopero: «E' fallito, Epifani si è autoescluso. La sinistra va in piazza noi governiamo con i fatti». Critiche anche dal ministro Sacconi che ha definito «isolata» la Cgil. Per la Uil e la Cisl è una «protesta sbagliata», per Bonanni lo sciopero è «politico». Sciocchezze, replica Epifani dal palco. In piazza i dirigenti del Pd Bersani, D'Alema, Fassino, Bindi e il segretario di Rc Ferrero.