Gianluigi Paragone ieri su questo giornale ha centrato la questione. Berlusconi è immobilizzato dalla sua stessa coalizione le cui componenti hanno interessi non convergenti per non dire contrastanti. La Lega ha in testa il federalismo - un federalismo purchessia - e per ottenerlo è disposta ad andare contro il premier (Bossi si è schierato con Napolitano in difesa della Costituzione) e a vendere l`anima al diavolo, cioè alla sinistra. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, per Convinzione o nel desiderio di dimostrarsi indipendente dal capo del governo, ha sorriso al Quirinale e voltato le spalle a Palazzo Chigi.
Ho citato soltanto un paio di episodi esemplificativi, ma credo siano sufficienti per capire come il Centrodestra - dopo un avvio promettente - sia ricaduto nel vecchio vizio: quello delle ripicche, dei capricci, delle liti che caratterizzarono nel peggio, e mortificarono, l`attività del gabinetto Berlusconi dal 2001 al 2006, portandolo al fallimento.
Tanto è vero che poi vinse Romano Prodi per un pugno di voti.
Purtroppo per il Paese, abbiamo la conferma che anche gli uomini politici sono desti nati a ripetere sempre gli stessi errori. L`unificazione di Forza Italia con An non ha finora sortito alcun beneficio sotto il profilo della concordia, nonostante nelle dichiarazioni di facciata il PdL sostenga il contrario.
I fatti sono questi: impegnati nelle beghe di ballatoio, i partiti della pur vasta maggioranza oltre a non fare niente, bloccano quel poco che, nelle more, il premier riesce a promuovere.
L`esecutivo ha un`attenuante:
mentre si accingeva al decollo si è scontrato con la crisi economico-finanziaria i cui effetti - in tutta la loro gravità - si stanno manifestando ora. Facile dire che avrebbe dovuto reagire con maggior decisione e con provvedimenti radicali. L`opposizione lo dice ogni due per tre; è l`unico argomento usato quan do si è a corto di idee.
La realtà è che il debito pubblico è un macigno al piede e impedisce di compiere passi in direzione della spesa senza rischiare la bancarotta dello Stato. Usa, Francia, Germania e Inghilterra hanno sganciato quattrini in favore delle imprese non perché fossero nazioni più avvedute della nostra, (...) (...) bensì perché non soffocate dal passivo pregresso.
Il guaio è che il Cavaliere pur conoscendo l`handicap italiano, non ha agito per eliminarlo, o almeno ridurlo, ma lo ha accettato con rassegnazione quasi fosse una inevitabile calamità naturale.
Posto che la cassa è vuota poiché le risorse sono totalmente assorbite dalla spesa corrente, e dagli interessi sul deficit, l`unica soluzione che gli rimaneva era quella di tagliare le uscite con misure drastiche e, d`altronde, annunciate. In campagna elettorale Berlusconi indicò la strada da seguire, poi però non l`ha neppure imboccata a causa della discordia all`interno della coalizione.
Aveva detto che avrebbe abolito le Province, e si è fermato davanti al veto della Lega. Aveva detto che avrebbe abolito le comunità montane e i vari enti inutili, e non li ha aboliti, C`era da rivedere l`età pensionabile (la più bassa in Europa) e se n`è guardato. C`era da equiparare gli uomini e le donne (vanno in quiescenza cinque anni prima dei maschi) e se n`è guardato. Si trattava di dare una strizzata agli sprechi nella sanità, e non lo ha fatto.
Era indispensabile intervenire nell`impiego pubblico, e lo ha fatto nel modo più sconsiderato aumentando gli stipendi ai dipendenti anziché restringendone l`organico.
Così siamo al palo. Immobili. Non avendo recuperato denaro laddove c`era, il governo non ha un curo per andare in soccorso all`economia traballante, alle famiglie stremate, ai disoccupati, ai precari. Né ha avuto margini per limare le tasse (se si esclude l`Ici) benché ciò fosse l`obiettivo numero uno.
Il Cavaliere ha uno strano concetto delle priorità;
si è preoccupato delle intercettazioni senza successo pieno; si è dannato per rifondare la Giustizia, e non è andato lontano; continua ad arrampicarsi sugli specchi nel tentativo patetico di modificare la Costituzione, pur consapevole di un dato: per farlo serve la maggioranza qualificata, mentre lui dispone a malapena di quella indispensabile ad approvare una legge qualsiasi. Mi auguro si renda conto di essersi infilato in un labirinto privo di uscita.
Le riforme istituzionali non sono mai passate, neppure con Craxi, figuriamoci se passano con Silvio considerato che ci vorrebbe il consenso del Pd quando, invece, tra lui e Veltroni non esistono né dialogo né rapporti di semplice buona educazione.
È vero. Ci sarebbe la scappatoia della doppia approvazione delle Camere per mutare la Carta; poi però bisognerebbe superare l`incognita del referendum confermativo. Impresa impossibile alla luce di certi precedenti (freschi).
Comunque sia, Berlusconi al presente dà l`impressione di essere un senza tetto che anziché cercare casa va per vetrine a scegliere l`arredamento.
Incoscienza? Non penso. Lo shopping è quanto gli è concesso nella situazione. Anche perché i problemi che angosciano la gente sono distanti anni luce da lui, non li percepisce per estraneità all`agravita di noi comuni mortali. Forse li scoprirà nei mesi venturi allorché la crisi non sarà più un fantasma buono perle cronache allarmistiche dei media, ma un drago dalle sette o quattordici teste per dare la caccia al quale il caro Silvio - cui abbiamo offerto e offriamo il nostro affettuoso appoggio - sarà obbligato a posare i tacchi a terra.
Per fortuna del governo la sinistra è perfino più ridicola della destra e non è in grado di minacciare la scervellata serenità della maggioranza; altri menti sarebbe una sciagura per il premier. Domenica e lunedì sivota in Sardegna. Soruperderà, vincerà il candidato berlusconiano. E Veltroni sarà licenziato fra il tripudio del PdL. E il Popolo della libertà si illuderà di essere in sella più che mai.
Ma la festa durerà poco. Perché ci aspetta un periodo nero. Altro che dire agli italiani: fiducia fiducia, spendete spendete. Spendete cosa? Al punto in cui siamo al presidente del Consiglio conviene convocare il suo Stato Maggiore e dire con franchezza che in questa maniera il governo va a sbattere: non contro la sinistra che non c`è, ma contro la propria inadeguatezza. Vedere un branco di uomini poltronati che giocano a fare gli statisti in una torre d`avorio, mentre i cittadini si affannano per non chiudere fabbriche e fabbri chette, capannoni e negozi fa scendere il morale sotto le suole.
Se la crisi sarà come la sento sulla pelle, l`attuale esecutivo si troverà contestato perle strade da folle che creeranno un pandemonio picchiando coi cucchiai sui pentolini vuoti.
Caro Berlusconi, quanta amarezza costatare che non comandi un corno, non hai un partito serio, sei contornato da ominicchi e non ti azzardi a saltare il fosso.