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Data: 15/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Veltroni presenta il piano: 16 miliardi anti-crisi. Meno tasse fino a 30mila euro, mutui sospesi per i licenziati, sostegni alle imprese

«L'emergenza durerà tre anni, e il governo non ha fatto niente»

ROMA. «Quella in corso è la crisi più drammatica degli ultimi 40 anni. E' un'emergenza nazionale sulla quale ogni sottovalutazione è sbagliata, grave e produce effetti deleteri. Il paese sarà in recessione per tre anni e se c'è un momento nel quale un paese deve fare le grandi riforme è proprio questo». Nel giorno in cui a Roma si riunisce il G7, Walter Veltroni chiama a raccolta i massimi dirigenti dei sindacati e delle imprese e presenta il piano anti-crisi del Pd da 16 miliardi di euro, equivalenti a circa un punto di Pil.
Nella sala del Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio, è stato allestito un grande tavolo quadrato intorno al quale sono seduti il presidente di Confindustria, i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, i vertici delle associazioni dei commercianti, degli artigiani e degli agricoltori.
Veltroni lancia un appello su quella che definisce una «autentica emergenza», chiede ai rappresentanti dei lavoratori e delle imprese di presentarsi «uniti» al tavolo del governo e attacca Silvio Berlusconi, che nelle settimane passate ha «minimizzato» la gravità della crisi. «Parole che testimoniano una totale e gravissima sottovalutazione e un giudizio sbagliato sulla natura e la profondità della crisi. Il nostro paese sarà per tre anni in recessione. Questa è una cosa che dovrebbe scuotere alle radici il mondo politico istituzionale e spingere ad una strategia di urgenza che» affonda il segretario del Pd «finora non c'è stata».
Aprendo i lavori della tavola rotonda, Veltroni ricorda quanto ha detto il capo di Gabinetto di Barack Obama («Una crisi grave non va mai sprecata») e aggiunge che questo deve valere anche per l'Italia. A presentare il pacchetto anti-crisi, diviso in 7 punti, ci sono molti ministri ombra del Pd. Enrico Letta, Pier Luigi Bersani, Piero Fassino, Matteo Colaninno, Enrico Morando e Giovanna Melandri, offrono l'immagine di un partito che si vuole presentare unito, almeno sulla strategia per uscire dalla crisi.
Il pacchetto anti-crisi, che nel pomeriggio è stato trasmesso al governo, prevede un sistema «universale» di ammortizzatori sociali, realizzato attraverso misure di sostegno al reddito per i precari. Veltroni propone anche l'ampliamento della cassa integrazione e la sospensione del mutuo per l'acquisto della casa per chi perde il posto di lavoro, una riduzione della pressione fiscale dei redditi medio-bassi (100 euro in più al mese per i redditi fino a 30mila euro l'anno), una serie di interventi mirati con l'obiettivo di promuovere l'occupazione femminile. Viene proposto anche il rilancio della «green economy», l'aumento degli investimenti per le infrastrutture, un maggiore sostegno alle imprese e la valorizzazione del Made in Italy.
Il piano di Veltroni incassa l'ok dei sindacati e degli imprenditori, per i quali il metodo scelto può favorire l'apertura di un confronto «vero» con il governo che finora è mancato. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, chiede «più soldi» per le riforme strutturali, dice di condividere «molte» delle cose dette da Epifani e concorda con il Pd sul «rischio povertà» che incombe sul paese: «Se le imprese chiudono è difficile ricostruirle in poco tempo. Così si perdono anche professionalità e lavoro».
Il segretario della Cgil punta invece il dito sul «basso profilo» assunto dal governo di fronte alla crisi: «Se non si tiene alto il Pil, il debito salirà ancora di più».

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