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Data: 15/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marcegaglia: il Paese rischia la povertà. Sindacati: sì all'unità, ma serve dialogo

ROMA Il dialogo soprattutto. Al tempio di Adriano, a Roma, Walter Veltroni presenta la sua proposta per uscire dalla crisi. Ottima? Buona? Insufficiente? Irrealizzabile? L'importante, anzi fondamentale, è però che le parti individuino una base comune di accordo attraverso il dialogo. E sul punto specifico le crepe, vecchie e nuove, emergono. Tra Confindustria e sindacati («Condivido molte delle cose dette da Epifani», premette Emma Marcegaglia) e, soprattutto, all'interno del sindacato. Quello che va in onda a piazza di Pietra e un autentico vertice tra forze sociali e governo-ombra. L'analisi della crisi è pressochè identica: c'è ed è grave. Così come tutti, industriali e sindacalisti, sono d'accordo nel ribadire che le risorse messe a disposizione dal governo non sono sufficienti. Affermazioni quasi pleonastiche. E' l'approccio al problema semmai che rende evidente la spaccatura tra le organizzazioni confederali, più ancora che tra l'esecutivo e la Confindustria, alla quale comunque Massimo D'Alema, da Bologna, lancia una frecciata al curaro: «E' impressionante l'acquiescenza degli imprenditori nei confronti del governo». Nessuna replica, nessun commento.
Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti non hanno metabolizzato lo strappo, l'ennesimo, dello sciopero in solitaria dell'altro giorno della Cgil e ad Epifani che, pur ammettendo di avere opinioni diverse sulla riforma dei contratti, denuncia il tentativo del governo di dividere il sindacato e invita all'unità, risponde il leader della Cisl: «All'unità si potrà arrivare solo se tutti sapranno ascoltare gli altri. L'unità non è uno slogan se si cerca di annullare le altre culture e invece bisogna saper dialogare senza imporre il proprio punto di vista». Insomma, il richiamo di Veltroni è accolto positivamente anche se con evidenti riserve. Tutti d'accordo sul fatto che la crisi si affronta con il consenso delle parti. Ci mancherebbe altro. «Da noi questo passaggio - sottolinea il numero uno della Cgil - è mancato e penso che sia stato un errore. Avevo chiesto di rinviare il tema dei contratti che ci vedeva divisi, il mio era un segnale di responsabilità e, invece, niente. E poi di scioperi i capi di governo non dovrebbero parlare. Berlusconi prenda esempio da Sarkozy». Un governo che, secondo Angeletti, non è preoccupato, ma ha paura. Serve più coraggio. Se non si fanno scommesse, non se ne esce». «Utile e apprezzabile» per Renata Polverini dell'Ugl, l'iniziativa del: «Ora la prima risposta da dare è sulle regole per il futuro».
E comunque «bisogna fare di più», insiste Emma Marcegaglia. «perchè il rischio povertà è evidente come c'è il rischio di perdita violenta di patrimonio delle imprese e di professionalità». Attenzione però, più soldi senza riforme non servirebbero a far uscire il Paese dal tunnel nel quale del resto stanno viaggiando tutti perchè la crisi è globale. Più risorse, quindi, ma anche riforme strutturali «che rendano i nostri conti pubblici credibili e sostenibili nel futuro». Per essere più precisi: una riforma del sistema previdenziale e una degli ammortizzatori sociali. C'è poi il problema del credito alla imprese per il quale oltre ai Tremonti-bond bisogna pensare ad un fondo di garanzia sul modello tedesco. Ed è soprattutto necessario ridare impulso alle infrastrutture. «Abbiamo calcolato insieme all'Ance - ricorda il presidente di Confindustria - che ci sono 4,5 miliardi di opere a livello locale che possono partire subito: sono pezzi di strade, ponti, lavori di manutenzione straordinaria. Per farli però serve che il Patto di stabilità interno venga alleggerito».

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