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Data: 15/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi, che fare? Il ruolo delle banche di Francesco Trivelli (*)

La difficile crisi che sta colpendo il sistema produttivo globale, è dovuta prevalentemente a un deteriorato sistema finanziario-creditizio che, comunque, riveste un ruolo fondamentale sull'economia reale. Gli scandali finanziari, purtroppo, si susseguono in modo sempre più frequente ed è chiaro che nel sistema bancario insistono le problematiche di etica e di trasparenza che sono fondamentali per creare le basi di una rinascita di uno sviluppo economico e per un benessere collettivo. Il sistema bancario italiano, da oltre 10 anni, è al centro di un grande mutamento e di un'enorme riorganizzazione con le tante fusioni, incorporazioni e ristrutturazioni, avvenute con il contributo responsabile dei sindacati. Anche per quanto detto, gli istituti di credito italiani sembrano reggere meglio che in altri paesi il terremoto finanziario; ma è indubbio che la mancanza di liquidità e di fiducia dei risparmiatori, oltre ai problemi di rafforzamento patrimoniale, investe anche le nostre banche. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una crisi che si sta mostrando in forma altrettanto violenta sull'intera filiera produttiva italiana.
Nella nostra regione esiste un contesto pieno di dubbi per il sistema economico ed è inconfutabile che le aziende di credito siano fondamentali, ancor di più, in un territorio che rimane tra quelli con più problemi a livello nazionale, in ritardo sulle misure urgenti da adottare per l'economia locale ma anche sugli aiuti alle lavoratrici e ai lavoratori in difficoltà. E' una grave responsabilità del sistema politico non riuscire a proporre strategie, a ricercare forme di investimento e di indirizzo, a giudicare le capacità manageriali nel settore del credito. Le piccole e medie imprese non hanno altre e valide alternative al credito bancario e l'applicazione dei Rating, prevista da Basilea 2, pone ancora di più in evidenza i problemi sia di accesso che di costo del credito per le stesse imprese che rappresentano l'ossatura dell'indotto produttivo presente in regione. Purtroppo in Abruzzo si discute pochissimo di economia e del nesso che ci dovrebbe essere tra credito e sviluppo del territorio. Il Fondo monetario internazionale ha affermato che occorrono azioni più forti sul fronte finanziario per una ripresa economica ma nel primo semestre del 2008, l'incremento degli impieghi bancari, in Abruzzo, ha avuto un rallentamento del 68%, in misura notevolmente maggiore di quanto sia accaduto a livello nazionale (36%) e le grandi banche presenti sul territorio regionale hanno persino diminuito gli impieghi in termini reali. Sicuramente questo indice sarà ancor peggiore a fine 2008.
E' bene sapere che si sta verificando un differente effetto che la crisi sta avendo sulle grandi banche italiane e sulle banche locali (Casse di Risparmio, Popolari e Bcc). Infatti in alcune regioni, le banche del territorio soffrono di meno la crisi riuscendo a catalizzare la fiducia dei risparmiatori, creando liquidità, e continuando a svolgere un ruolo creditizio efficace per l'economia locale. Questo potrebbe dimostrare che la solidità di una banca non va misurata solo sulla base del patrimonio, ma anche su altri fattori come per esempio la validità del modello d'impresa creditizia. Capire se davvero le banche locali e del territorio in Abruzzo, possano utilizzare la crisi meglio delle grandi banche è molto importante. Va stimolato un dibattito su come questi istituti di credito possano svolgere un ruolo attivo sulla dinamica raccolta-impieghi in regione e anche se, in questa fase, occorra ricercare un progetto di aggregazione tra quei soggetti creditizi che storicamente sono del territorio. Tale percorso potrebbe essere utile anche per iniziare ad affrontare il tema del federalismo fiscale, a ragionare da subito sull'impatto e sugli effetti, a mio avviso negativi, che esso avrà in futuro nella nostra regione. Dobbiamo entrare in un mondo completamente nuovo ed essere sicuri di poter andare avanti.

(*) Segretario regionale Fisac-Cgil

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