Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/04/2026
Visitatore n. 753.563



Data: 15/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso ora adotta la strategia del silenzio. Numeri e carte, così il sindaco si prepara a giustificare acquisti per 200mila euro

«Leggo, studio e prego», l'unico commento dell'ex leader del Pd dopo il faccia a faccia con il pm

PESCARA. Abituato com'è a calamitare chi lo ascolta con la forza della parola, restare in silenzio deve avere fatto effetto anche a lui. Ma l'uomo dalla «difesa appassionata e dettagliata», come la definì il gip due mesi fa dopo il primo interrogatorio a 72 ore dagli arresti domiciliari, stavolta ha scelto di non rispondere al pm perché ha ritenuto che restare zitto fosse l'unica strada da imboccare. Perché stavolta le armi di Luciano D'Alfonso dovranno passare solo attraverso i numeri.
Tutt'altra roba rispetto al fiume di parole con cui due mesi fa per 8 ore - divise in due tranche - ha cercato di abbattere l'impianto accusatorio convincendo anche il gip, seppur solo in un primo momento, a ritenere ridimensionata la portata dei reati contestati.
NIENTE COMMENTI. D'Alfonso accantona i discorsi anche 24 ore dopo il confronto con il pm: «Leggo, studio e prego», risponde al telefono agli amici fidati, rimandando ogni commento al suo legale, che parla ancora meno. E' invece per la difesa l'ora di dare spazio a cifre e documenti per certificare conti, che non tornano per la procura e che invece per il sindaco di Pescara autosospesosi per motivi di salute hanno una spiegazione. Il sostituto procuratore Gennaro Varone, nel far ripetere l'accertamento bancario e patrimoniale che la polizia aveva già effettuato per conto del pool di magistrati che indaga sul fronte urbanistica, ha puntato l'attenzione su alcuni spostamenti di denaro ritenuti improvvisi e non giustificabili, se non con pagamenti in nero che la procura legge come possibili tangenti.
NUOVA ACCUSA. Una manciata di operazioni in tutto. Varone ha setacciato i conti anche dei congiunti più stretti di D'Alfonso, focalizzando l'attenzione su versamenti e uscite di denaro dai conti correnti. Il totale fa quasi 200mila euro, spalmato tra il 2003 e la fine del 2006, sul quale la procura chiede chiarimenti prima di formalizzare, attraverso un capo d'imputazione, una nuova accusa di corruzione.
IL ROGITO PER LA CASA. Si tratta di denaro in gran parte speso per l'acquisto della casa, nell'aprile del 2003, quando però D'Alfonso era un semplice consigliere regionale del Partito popolare e si apprestava a lanciarsi in una campagna elettorale a tamburo battente che due mesi dopo - attraverso una rapida rimonta dei consensi - lo avrebbe portato a diventare sindaco di Pescara per la prima volta.
Ma se la cifra indicata sul rogito è più bassa di quella effettivamente versata da D'Alfonso e se la tesi della procura è che il sindaco non potesse permettersi una spesa così ingente, resta da capire chi e perché avrebbe dovuto coltivare l'interesse di pagare tangenti a un semplice candidato sindaco che peraltro partiva sfavorito in una città che arrivava già da due consiliature del centrodestra, quelle di Carlo Pace.
L'ELENCO DEL PM. Tolta la casa, per il resto, si tratta di versamenti e acquisti modesti, riconducibili soprattutto a congiunti del sindaco, ma che hanno comunque acceso l'interesse della procura, se è vero che il magistrato, al termine del breve faccia a faccia di venerdì mattina con l'ex leader del Pd nel suo ufficio al terzo piano del palazzo di giustizia, ha consegnato nelle mani del sindaco un appunto con l'indicazione degli accertamenti patrimoniali su cui fare luce.
IL SILENZIO. Ecco dunque spiegato il silenzio del sindaco, che - partendo da quei tracciati bancari e patrimoniali, compresi quelli dei suoi parenti più stretti - è chiamato ora a spiegare in che modo - lui e i suoi congiunti - siano arrivati in possesso di quelle somme.
Questo spiega anche la scelta di optare per una memoria difensiva, che diventerà entro qualche settimana una nota dettagliata dove D'Alfonso ricostruirà tutti i movimenti nel tentativo di picconare l'accusa di corruzione, sostenuta finora dai presunti favori (lavori nelle sue case; viaggi, cene e autista-factotum) ricevuti da imprenditori in cambio di corsie agevolate nella gestione dei cimiteri cittadini (project financing da 18 milioni di euro) e dell'area di risulta (53 milioni). Sebbene lo scarto tra dare e avere resti sempre abissale.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it