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Pescara, 30/04/2026
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Data: 17/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il voto in Sardegna - Cappellacci verso la vittoria, si chiude l'era Soru. Il candidato Pdl: l'Isola torna a sorridere. Il governatore uscente riconosce la sconfitta. Udc al 10%

CAGLIARI - La sfida che pareva concludersi con un testa a testa, ha visto, Ugo Cappellacci, affermarsi sempre di più, lasciando Renato Soru a distanza di circa 6 punti (50,4% contro 44,2%, in base a 950 sezioni su 1812), in un terremoto politico che,se confermato, estende il suo epicentro fino a Roma. «Ha vinto la Sardegna reale che è diversa da quella virtuale, l'isola torna a sorridere» ha esclamato, fra canti di gioia, bottiglie stappate, il candidato Pdl, che ha subito ricevuto i complimenti, al telefono, da Berlusconi. «Mi aspettavo una vittoria, ma di queste proporzioni» ha aggiunto, continuando a menare fendenti all'avversario, il quale raccoglie, ha detto, il «fallimento» di una politica con troppi "no". «Adesso risolverò l'emergenza lavoro e quella dell'occupazione». Mentre Soru ha ammesso la sconfitta, riconoscendogli la vittoria, il neo-governatore ha invitato l'avversario a «lasciare perdere i veleni e le contrapposizioni». Intanto il pubblicitario Gavino Sanna ha coniato uno slogan: «Menate Soru».
Il primo segnale premonitore di una svolta nell'isola lo si avuto alle 19, quando le sezioni scrutinate non erano più di cento. In vico Logudoro, quartier generale del Pdl, si è diffuso un forte entusiasmo, che ha spinto più di un collaboratore, a marcare il sorpasso del candidato berlusconiano. E due ore più tardi, malgrado uno scrutinio al rallentatore, sono arrivate notizie che davano il centrodestra in controtendenza. Centri come Orosei, Siniscola, Macomer, Desulo, Bitti, Conni, Iglesias, tradizionali raccaforti del centrosinistra, sono passati al Pdl. In più, Barbagia e Nuorese hanno votato a favore di Cappellacci. Uno sgretolamento così, nessuno lo ricordava, a memoria di 50 anni.
D'altronde, è stato lo stesso Cappellacci a certificare il sorpasso, pur mantenendo un tono sobrio, piuttosto riservato. Poco prima delle 21, l'esponente Pdl, dopo essersi lamentato delle cifre ufficiali, diffuse con il contagocce dalla Regione (a causa del voto disgiunto), ha voluto precisare che, quelle in suo possesso, segnavano un suo vantaggio progressivo, malgrado l'insufficienza dell'afflusso dei dati. «Il sorpasso era previsto» ha laconicamente esclamato. Se si fa eccezione per Sassari, che ha dato i natali a Berlinguer e vari presidenti (da Segni a Cossiga), e che ha votato per il centrosinistra, (le coalizioni hanno concluso in parità, ma tra i due candidati c'è una differenza di 10 punti a favore di Soru), la geografia politica regionale ha cambiato pelle. «Speriamo non facciano prigionieri» è la battuta di Testa, ex capogruppo Pd in consiglio regionale.
Tuttavia, nel voto disgiunto ci sono sorprese. Soru ha ricevuto il 5% in più di consensi rispetto all'alleanza che capeggiava (l'Italia dei valori, secondo partito, dopo il Pd), mentre Cappellacci, al contrario, avrebbe avuto il 5% in meno. A 885 sezioni, il voto di lista era a quota 55,15% contro il 39,95 del centrosinistra. Per Cappellacci il 50,06%, a Soru il 44,68%. In base ai dati provvisori, emerge la forte progressione dell'Udc (attorno al 10 per cento), risultata determinante all'alleanza del centrodestra. Anzi, sarebbe il secondo partito dopo il Pdl. Lorenzo Cesa, segretario dei centristi, ha commentato: «Senza di noi, non si vince». Se il voltafaccia di Iglesias o Macomer, come quello della Barbagia e del Nuorese, costituiscono novità nel panorama politico dell'isola, ancora non si riesce a misurare l'avanzata berlusconiana nel Cagliaritano (Campidano compreso), a Oristano e a Olbia-Tempio Pausania, con elettorato tradizionalmente vicino al centrodestra. A Cagliari, Cappellacci batte lo sfidante del 5 per cento in più.
C'è aria di resa dei conti nel centrosinistra. «Abbiamo pagato la mancata coesione, Soru non ha rinsaldato la coalizione» è l'accusa che arriva da vari dirigenti Pd. A tutti Soru non ha risposto direttamente. Ma quando è arrivato a Palazzo Chapel, con schiettezza, ha ammesso la sconfitta, chiamando Cappellacci «presidente», al quale «riconosco la vittoria». Lo ha chiamato al telefono, ma non si sono parlati. Si riparleranno, è la promessa.

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