Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/04/2026
Visitatore n. 753.563



Data: 17/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il voto in Sardegna - Il Cavaliere conferma la sua forza, il Pd privo di un'identità credibile di Carlo Fusi

Con tutte le cautele necessarie quando si valuta un voto locale, non c'è dubbio che il voto regionale sardo era un test sul quale entrambi gli schieramenti avevano gli occhi puntati, visto che arriva in un momento assai delicato del confronto politico. Il responso sarà definitivo solo domani; tuttavia la linea di tendenza che sta emergendo sembra premiare senza incertezze Ugo Cappellacci e il centro-destra. Il che consente alcune, seppur parziali, considerazioni. La prima e più importante è che ancora una volta, nel fuoco di una battaglia elettorale - poco importa se nazionale oppure locale - la forza trainante di Silvio Berlusconi si conferma determinante. Il Cavaliere si è speso in prima persona girando in lungo e in largo l'isola, quasi a voler stendere l'alone del suo carisma sulla stessa scelta di Cappellacci, candidato da molti considerato quasi sotto tutela del premier. Se i risultati verranno confermati (e la forbice a vantaggio di Cappellacci appare difficile da scalfire), vorrà dire che anche stavolta Berlusconi ha avuto ragione. Soprattutto vorrà dire che l'immagine del presidente del Consiglio è tuttora vincente, nonostante l'emergenza economica e i venti di crisi che attanagliano il Paese. Vuol dire che la fiducia assegnata dagli italiani oltre un anno fa all'asse Pdl-Lega (stavolta, e assai significativamente, congiunto all'Udc che ha fatto registrare un risultato a due cifre: segno che l'alleanza col centro-destra premia anche i centristi) resta immutata, e anzi, se possibile, si rafforza: un segnale netto per tutti, a cominciare dagli alleati.
Di converso, la sconfitta di Soru - presidente uscente costretto al voto per la rottura intervenuta nella sua coalizione - mette il Pd in una situazione ancora più complicata. Testimonia, per farla breve, delle difficoltà dei Democratici ad affondare radici solide sul territorio; conferma la criticità del nuovo partito, incapace di darsi un profilo politico-programmatico accettabile e convincente, indipendentemente dal candidato scelto; scava un solco sotto la stessa leadership di Veltroni. Il risultato è che le tensioni all'interno del loft sono destinate a crescere e magari anche a superare il livello di guardia. Diventa sempre più palese che il nodo non è Di Pietro e quanto il suo oltranzismo pesi, condizionandola, nell'azione politica del Pd, bensì la caratura stessa del partito di Veltroni, l'insufficienza che gli elettori avvertono nella sua proposta e nell'immagine che da di sè.



www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it