Calice amaro. La fontana ferita e spezzata divide la città: alza la voce il popolo dei contrari, come fosse un sondaggio elettorale
Arriverà a Pescara direttamente dall'Australia tra domani e venerdì. L'architetto giapponese Toyo Ito, ideatore del Wineglass, potrà rendersi conto di persona di ciò che ha causato l'implosione della sua opera e preparare la cura. Intanto ieri lo staff della ditta che ha realizzato materialmente l'opera, la Clax Italia di Pomezia, ha effettuato un sopralluogo a piazza Salotto decidendo di imbracare il calice per metterlo in sicurezza prima di rimuoverlo e di ripararlo o rifarlo ex novo.
A chiederne la rimozione in vista della sfilata dei carri di Carnevale in programma per domenica è stato anche il capogruppo del Pdl, Luigi Albore Mascia. «La scultura è pericolante, va rimossa subito».
Per tutta la giornata di ieri è continuato il pellegrinaggio dei pescaresi al capezzale dell'opera ferita, per una foto e un commento in compagnia. C'è rabbia, delusione. Alza la voce il popolo che quella fontana non l'ha mai digerita, quasi il Wineglass fosse diventato - e in fondo è così - il pretesto per un sondaggio elettorale. E D'Angelo non ci sta: «Ci rattrista constatare la mancanza di sensibilità per un'opera d'arte pensata da uno degli architetti più famosi al mondo. Il cedimento ha colpito pur sempre il patrimonio artistico cittadino, non capisco come chi sostiene di amare Pescara possa gioire di un evento tanto spiacevole».
Ma non è la ramanzina del vicesindaco a zittire le critiche. «E' una fregatura per i pescaresi - commenta Lorenzo Bonetti di fronte al calice -. Sapendo quello che è costato agli sponsor, lo si poteva fare meglio, con materiali più resistenti». «Sono qui per dare un messaggio di solidarietà a D'Alfonso: è proprio sfortunato - ironizza Angelo D'Ottavio -, gli sta succedendo di tutto in questi mesi. Ma scherzi a parte quello che è successo è un'offesa ai pescaresi: un'opera di Cascella, non si sarebbe mai rotta, questa invece è durata solo 62 giorni».
«L'opera di Toyo Ito - osserva Luca Labricciosa - poteva essere inserita in un altro contesto perché non si sposa con la piazza. Meglio se in un museo dove avrebbe acquistato più valore. L'idea del calice non è male, però non condivido i materiali utilizzati che a quanto pare non sono resistenti. Quest'opera e la fine che ha fatto dimostrano come le scelte, di ogni genere, debbano essere sempre ben ponderate».
«L'opera non mi è mai piaciuta, adesso poi è inguardabile oltre che triste - commenta la signora Angela Mancini -. Il Wineglass doveva essere una sorta di richiamo per la città, e invece è peggio della fontana di piazza San Francesco. Solo che in quella piazza passa il 15 per cento dei pescaresi, in piazza Salotto ci passa chiunque. Questa piazza era molto più bella prima. Adesso è fredda e triste». «Il Wineglass non mi è mai piaciuto - riferisce Carlo Zappacosta - e adesso che è pure imploso penso che sia da rimuovere perché non ha alcun senso tenerlo così nel cuore della città».
Ma c'è anche chi difende l'opera e si dispiace per l'accaduto. «E' un peccato vedere il calice così ridotto - commenta Lorenzo Benfatto -. Era innovativa, dispiace che sia durata così poco». «Era una bella opera - commenta Walter Merolli - e che si rompesse poteva succedere. Il resto sono solo polemiche sterili, all'italiana, insomma». «Era un'opera moderna in una piazza moderna - aggiunge Adelmo Marrangelli mentre scatta foto col cellulare -. Mi dispiace vederla così. Quando l'hanno inaugurata, due mesi fa, ho pensato che fosse un capolavoro, sebbene avrei preferito un'illuminazione dal basso. Adesso fa male vederla lesionata».
«Ditemi com'è successo. E copritelo»
L'architetto ha chiesto dati tecnici sul danno e disposto la protezione del monumento
«Per favore mettete un cancello o una barra per allontanare la gente dal monumento, vedendo la foto sembra possano esserci dei pericoli. Con l'apparenza dei difetti dell'opera c'è anche la possibilità che succedano vandalismi, perciò vorrei che l'opera venga coperta per non essere vista dal pubblico».Sono queste le prime parole che Toyo Ito ha pronunciato, queste le prime disposizioni date dall'architetto giapponese dopo aver appreso con dolore dell'improvviso cedimento strutturale del suo Huge Wineglass di piazza Salotto. Come un tam tam o un piccione viaggiatore d'altri tempi, certo con una rapidità incomparabile, la brutta notizia del Wineglass distrutto a Pescara ha fatto il giro del mondo. Toyo Ito l'ha appresa in Australia, leggendo una e-mail che includeva le fotografie del danno. Con la stessa rapidità ha fatto pervenire il suo commento, la sua risposta. E mentre s'interrogava su cosa possa essere accaduto al suo gioiello, un suo stretto collaboratore gli prenotava il primo volo utile per farlo giungere a Pescara nelle prossime ore, come ha promesso e come farà. «Ho letto la notizia questa mattina - ha detto il celebre architetto giapponese tramite il collega Ryu Mitarai, della Toyo Ito & Associates, Architects -. Anche noi siamo stati molto scioccati dalla notizia e ci dispiace molto. In questo momento stiamo cercando il modo di riparare e, rapidamente, stiamo esaminando misure corrispondenti al problema con la Clax Italia e l'architetto Nakata, che è anche ingegnere strutturale». Toyo Ito ha annunciato nuovi contatti non appena riceverà informazioni aggiornate sulla vicenda. Nel frattempo tuttavia ha avviato una serie di accertamenti ed ha posto una serie di quesiti ai tecnici della Clax e del Comune.
Con la precisione maniacale da grande professionista qual è, Toyo Ito ha chiesto di conoscere «il punto di crepatura e situazione (lunghezza e profondità); la direzione della facciata crepata; il giorno e l'ora in cui la crepa ha cominciato a delinearsi ed ancora il giorno e l'ora è stata indentificata». Una sfilza di domande tecniche alla quale se ne sono poi aggiunte altre. Per meglio inquadrare la situazione e dunque le possibili cause del cedimento, Toyo ito ha chiesto anche di sapere «se c'è stata o meno la formazione di una bolla d'aria all'interno del Wineglass; se ci sono o no crepature della parte rossa dell'acrilico. I dati sulla temperatura e condizioni meteorologiche del giorno in cui s'è verificato il danno alla struttura ed infine - ha concluso - vorrei sapere la situazione del laghetto, cioè se l'acqua era ghiacciata o no».