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Data: 19/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Marcegaglia: per un anno il Tfr resti in azienda. Sindacati pronti a discuterne. Il ministro Scajola: basta con i corvi di Confindustria

La presidente degli imprenditori propone una forma di finanziamento alle imprese nel periodo di crisi perché il credito non deve bloccarsi

ROMA. La presidente della Confindustria Emma Marcegaglia - mentre il ministro Scajola accusava l'associazione di diffondere pessimismo - ha proposto che i trattamenti di fine rapporto maturati dai dipendenti non vengano versati per un anno all'Inps ma restino nelle aziende o costituiscano un fondo di garanzia per aiutare il sistema del credito alle piccole e medie imprese. «Servono decisioni concrete - ha detto la leader - perché se non c'è credito si blocca il sistema delle imprese, ancor più nel Sud».
«E' assolutamente necessario che, come sta accadendo in tutti i Paesi Europei e anche negli Stati Uniti e in Cina, il governo italiano sostenga l'economia. Comprendiamo il problema del debito pubblico, ma riteniamo che in un momento come questo serva un sostegno all'economia, senza il quale rischiamo veramente che molte imprese non riescano ad andare avanti». Secondo la presidente di Confindustria, si potrebbe ipotizzare che la Cassa depositi e prestiti anticipi i crediti delle imprese con le pubbliche amministrazioni sperando anche che sia reso operativo al più presto il Fondo di garanzia di 450 milioni di euro previsto nel decreto per le Confidi.
Quella del Tfr è certamente una proposta legittima ma andrebbe precisata meglio «perché i lavoratori rischiano di vedere ridotta la possibilità di conseguire tutte le loro spettanze» ha risposto Morena Piccinini segretaria confederale della Cgil. «Se la Marcegaglia si riferisce a quella parte del Tfr non utilizzata dai lavoratori per la previdenza complementare - ha detto la dirigente Cgil - e che dal 2007 le aziende con oltre cinquanta dipendenti versano all'Inps, riteniamo che sia legittimo che il sistema delle imprese chieda che quelle risorse vengano utilizzate tutte a sostegno delle attività produttive e dello sviluppo del Paese». Ma oggi quell'obiettivo originario si è disperso perché «una parte significativa di quelle risorse sono destinate ad altri scopi, compreso il finanziamento del ministero della Difesa».
Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom e leader della minoranza interna, boccia la proposta confindustriale definita «ingiusta e inefficace sul piano produttivo». Per il sindacalista «sarebbe invece giusto che la quota di tfr accantonata per quest'anno venisse messa a disposizione volontaria per le lavoratrici e i lavoratori». Anche l'ex ministro del lavoro con Prodi Cesare Damiano (Pd) si è detto perplesso: «Quelle risorse appartengono ai lavoratori».
Mentre la Marcegaglia chiedeva interventi urgenti sul credito, arrivava poi l'inaspettata reprimenda del governo contro Confindustria accusata di diffondere stime al ribasso. «Basta con questi corvi che passano per strada - ha tuonato il ministro Scajola - sono perplesso per certi scenari di Confindustria, ogni volta che c'è una valutazione di un organismo tipo Ocse o Fmi loro hanno un carico più duro». Secondo Scajola «è ora di finirla con la rassegnazione e le valutazioni pessimistiche perché la ripresa arriverà nel 2010». Ma il pessimismo «lo diffonde un governo immobile» gli ha fatto eco la segretaria confederale della Cgil Susanna Camusso.

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