PESCARA - C'è una crisi di destra e una di sinistra. Tante crisi quanti sono i gruppi consiliari, perchè alla fine il consiglio regionale di ieri mattina non riesce a partorire un documento unitario contro la crisi economica e occupazionale. Nonostante l'appello di Chiodi, nonostante il richiamo di Antonio Saia all'«ansia delle famiglie» che per dirla con Benigni non hanno più «la certezza della cena», nonostante la presenza a Pescara del presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane, le ragioni della politica se ne sono infischiate dell'urgenza dei lavoratori dell'Abruzzo e per non darla vinta a nessuno la maggioranza ha preferito rinviare tutto al prossimo consiglio. Non era piaciuto il documento del Pd presentato da Camillo D'Alessandro, nè quello di Maurizio Acerbo, nè il Pdl ce ne aveva uno pronto. In effetti la sintesi sarebbe stata difficile visto che neppure l'opposizione era riuscita a presentare un documento unitario: «Ci sono due risoluzioni del centrosinistra perchè il centrosinistra non si riunisce», attacca Acerbo, e questo dà la stura a Emiliano Di Matteo, vicecapogruppo Pdl, che a proposito dei costi della politica ricorda all'opposizione di essere frammentata in vari gruppi, «noi almeno abbiamo costituito un gruppo unico di 26 consiglieri», e che fa se dimentica che proprio Berlusconi si era impegnato ad evitare la nascita del gruppo dell'Mpa e di Rialzati Abruzzo. Alla fine il consiglio regionale riesce ad approvare soltanto una risoluzione urgente per i precari che assediano la sala consiliare tappezzata di manifesti contro Redigolo e Venturoni, «veniamo a mangiare a casa vostra», «risparmiate sui vostri stipendi invece di tagliare i nostri» recitavano gli striscioni, per impegnare la giunta a chiedere alle Asl e al governo la proroga dei contratti in scadenza «dando priorità ai lavoratori che garantiscono l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza». Ma è solo un grande spot. La proroga servirà solo per due mesi, e poi in cassa non ci sono soldi. Lo dice chiaramente Chiodi all'inizio del suo intervento: «Una Regione il cui bilancio viene assorbito dalle spese della sanità per il 60%, è una Regione in crisi. Una Regione in cui le spese sanitarie assorbono l'80% del bilancio, è una Regione morta: le nostre spese sanitarie sono a quota 90% del bilancio». Trarre le conclusioni.