PESCARA - Più che un telefonino cellulare, quello che squilla e rimbalza nella tasca di Rodolfo De Laurentiis è un lanciafiamme. «Pazzesco. Questo telefonino è diventato incandescente. Quando venni eletto alla Camera mi telefonarono in tanti per congratularsi, ma nulla a che vedere con quel che sta accadendo adesso. Chiamano tutti, ma proprio tutti». E' la Rai, bellezza, avrebbe detto Bogart. E' uno dei posti più ambiti che la politica italiana metta in palio, diciamo noi, quello che dall'altra notte occupa Rodolfo De Laurentiis, marsicano, leader dell'Udc abruzzese: una poltrona da consigliere di amministrazione Rai. La voleva, l'ha sempre voluta, alla fine l'ha ottenuta.
Complimenti De Laurentiis. Un colpaccio.
«Non lo definirei così. Piuttosto una bella soddisfazione, un riconoscimento per me e per la regione che rappresento, la mia regione».
Adesso che non c'è più Marini alla Presidenza del Senato la sua è, di fatto, la poltrona più importante al momento occupata da un politico abruzzese.
«Quel che posso dire è che io vado alla Rai da abruzzese. Con un duplice impegno: quello di restituire la Rai al suo ruolo storico di strumento di crescita culturale e sociale del Paese, e quello di illuminare aree ignorate, dare voce e volto ha chi non ne ha. E capire cos'è cambiato e cosa c'è da recuperare in questa realtà globalizzata di cui la televisione è aspetto non poco importante».
Tra le aree "da illuminare" da viale Mazzini c'è anche l'Abruzzo?
«Beh, direi. La nostra è una regione straordinariamente interessante: per storia, cultura, natura. Poco valorizzata, però. Contatterò subito le istituzioni abruzzesi, perchè insieme dovremo far crescere prima e rafforzare poi l'importanza della nostra regione. La Rai è strumento prezioso».
E la politica, De Laurentiis? Lei resta il leader dell'Udc abruzzese o la nuova collocazione nella Rai ne ridurrà l'impegno nel partito?
«No, no. Ho un ruolo politico e intendo continuare a svolgerlo. Continuerò ad occuparmi della mia regione, in prima persona, della mia regione in difficoltà. L'ho detto in campagna elettorale, quando ho accolto la richiesta del mio partito e mi sono candidato a governatore ben sapendo che non avrei potuto farcela, ma ritenevo giusto fare quella battaglia, e lo ripeto ora: l'Abruzzo è in una situazione di stallo, occorre ripartire da una "mappa dei bisogni" della gente, e darsi una mossa per modernizzarla, questa regione. Invece si perde tempo. Che disastro».
Detta così, non sembra soltanto una critica al recente passato, ma anche al presente. Eppure Gianni Chiodi è alla guida della Regione da appena due mesi.
«Sì, è vero, è lì da poco tempo. Ma in questo poco tempo qualche mossa significativa avrebbe pur potuto e dovuto farla. Invece non ho visto, fin qui, particolari segnali di novità. Francamente speravo in qualcosa di più e di meglio».
Parole che suoneranno particolarmente musicali alle orecchie di quanti, nel Pd, spingono per un'alleanza con l'Udc.
«Calma. A noi interessano i programmi, non le alleanze tanto per farle. Ascolteremo tutti e poi prenderemo le nostre decisioni».
Nel frattempo potrà pensare alle future mosse in Abruzzo comodamente seduto in una poltrona con vista su Roma. Scusi, De Laurentiis, una curiosità: quando si parla di megadirigenti Rai le iperboli si sprecano, c'è chi racconta di uffici panoramici, finestre affacciate su scorci romani da cartolina, scrivanie come piccoli yacht. Lei l'ha già scelto, l'ufficio-transatlantico?
«Ma no, ma quale ufficio-transatlantico. Io, più che altro, vorrei chiedere la disponibilità di un bell'ufficio nella sede Rai a Pescara...Buona idea, no?».
Eh, sì. Il consigliere d'amministrazione della porta accanto. Chissà che effetto farà, quest'idea, alla sede di Pescara.
«Ma via, è una battuta».
Che battuta, però.