Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513



Data: 20/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Strada parco, due nuovi palazzi. In consiglio le richieste dei costruttori di Ciclone

MONTESILVANO. Palazzi con vista sulla strada parco firmati Chiavaroli, Camperchioli, Melchiorre e Lotorio. La proposta al Comune giunta dagli imprenditori delle ditte Montedil e Camel, gli stessi coinvolti nell'inchiesta Ciclone, prevede di dividere in due il Pue numero 57 e, quindi, costruire palazzi su «due sub-ambiti». È il cuore della delibera che, il 25 febbraio alle 17, andrà all'esame del consiglio comunale. In una seduta fiume dedicata all'approvazione del regolamento per l'armamento dei vigili urbani e al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, al punto 8 all'ordine del giorno spunta anche l'urbanistica: «Approvazione della nuova scheda Pue numero 57 del quadrante Q2 da attuarsi in due sub-ambiti funzionali di proprietà della ditta Montedil e della ditta Camel».
Un atto tecnico che preannuncia spaccature in municipio. Il primo tassello riporta al 14 novembre 2002 quando, con Renzo Gallerati sindaco e Vladimiro Lotorio consigliere comunale, viene approvata la delibera di giunta che dà il via libera al Pue 57.
Un intervento edilizio in una zona di pregio della città: in virtù delle norme urbanistiche contenute nel Prg studiato da Rolando Canale, agli imprenditori si dà la possibilità di ristrutturare una abitazione e costruire, al suo posto, due palazzi da 21 metri con vista sulla strada parco.
Ma il progetto si incaglia per i veti incrociati posti dalle due società. Inoltre, l'inchiesta Ciclone, che coinvolge anche la Camel di Lotorio e un'altra società del gruppo Chiavaroli, la Alet, con i tre palazzi sequestrati su via Di Vittorio, serve lo stop temporaneo al progetto: i due imprenditori il 13 luglio 2007 vengono anche arrestati. Ciclone, oltre a decapitare la giunta di Enzo Cantagallo, riscrive anche la geografia imprenditoriale di Montesilvano: cambiano gli interessi commerciali di Camel e Montedil e così prevale la volontà di cessare la collaborazione per il Pue 57.
Ma sotto la pressione del Comune, l'11 agosto 2008, come dice la bozza di delibera che si appresta a essere votata, le due imprese trovano un accordo e «con nota a firma congiunta hanno chiesto all'amministrazione comunale l'esamine del progetto inerente la modifica della scheda».
Il Pue 57 da seimila metri quadrati, è questa la richiesta degli imprenditori, va diviso. Secondo le quote di proprietà dei terreni, a Chiavaroli va la parte maggiore (4.260 metri quadrati), mentre a Lotorio e ai soci Antonio Camperchioli e Luciano Melchiorre va un lotto da 1.785 metri quadrati.
Ma il Comune, nella delibera, pone le sue condizioni per dire sì ai due palazzi. E cioè: «che venga presentato il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione da realizzare di concerto con l'ufficio tecnico; che le opere di urbanizzazione vengano eseguite contestualmente alla realizzzione dei fabbricati; che le sistemazioni a verde dovranno essere eseguite come prima fase dei lavori; che le opere scomputabili sono solo quelle relative all'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria».
La commissione Urbanistica, presieduta da Claudio Di Emanuele, ha detto sì alla proposta all'unanimità. Ma solo dopo aver aggiunto altre condizioni: l'altezza dei fabbricati non supererà 15 metri e mezzo anziché 21, gli incentivi premianti del Prg non saranno assegnati e la volumetria aggiuntiva relativa alla ristrutturazione della casa non sarà utilizzata.
Nonostante tutto, la delibera che ha all'oggetto i colossi dell'edilizia, fa discutere e i contrari all'operazione Pue 57 invitano il Comune a tenere in considerazione anche la relazione della variante al Prg firmata proprio da Canale. L'atto inserisce, tra le «invariabili», anche l'area dell'ex tracciato ferroviario, e cioè la strada parco: l'ex dirigente dell'Urbanistica afferma che, per favorire lo sviluppo della città, è necessario «prevedere l'inedificabilità, ove possibile, delle aree libere attrezzabili adiacenti l'ex tracciato ferroviario ricorrendo, per l'acquisizione delle aree, all'attuazione di ambiti unitari con cessione obbligatoria di aree pubbliche».
Il fronte del no alla divisione del Pue 57, inoltre, ritiene che l'area a cessione è stata collocata dietro i fabbricati, e non verso la strada parco «a vantaggio dei costruttori», trasformando così la zona a verde e il parcheggio pubblico in un giardino condominiale e in un'area di sosta per i residenti.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it