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Data: 21/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Strada parco, l'assessore difende i nuovi palazzi. Di Giacomo: volumetria ridotta rispetto a 7 anni fa. Odoardi: ai cittadini resta poco

La modifica del Pue richiesta dalle ditte Montedil e Camel. Mercoledì la discussione in consiglio dopo il sì della commissione Urbanistica

MONTESILVANO. «Non c'è nessuna discrezionalità» dell'amministrazione comunale sulla modifica del Pue 57 proposta dalle ditte Montedil e Camel «in quanto si deve applicare semplicemente la normativa». Palazzi con vista sulla strada parco, spunta il verbale della commissione Urbanistica che il 4 febbraio, alle 13,15, «a maggioranza» ha detto sì alla proposta di dividere il Pue da 6.045 metri quadrati degli imprenditori Chiavaroli, Lotorio e Melchiorre in due lotti da 4.260 e 1.785 metri quadrati. Dopo il voto in commissione, la delibera arriverà in consiglio comunale il 25 febbraio alle 17.
«Un atto tecnico», secondo l'assessore all'Urbanistica Mimmo Di Giacomo, un atto che la maggioranza «deve approvare», anche perché «rispetto a sette anni fa la volumetria è stata ridimensionata».
La richiesta degli imprenditori delle ditte Montedil e Camel è attuare il Pue 57 «in due sub-ambiti».
Secondo la relazione istruttoria, firmata dal dirigente del settore Urbanistica Gianfranco Niccolò e allegata alla delibera, «per quanto concerne il disegno urbanistico dei sub-ambiti proposti, si evidenzia come la modifica principale rispetto alla scheda iniziale incide in minima parte sull'originale zonizzazione».
Inoltre, dopo il sì della commissione Urbanistica con l'unico voto contrario di Gabriele Di Stefano e l'astensione di Francesco Di Pasquale, la maggioranza di centrodestra fa quadrato intorno al Pue 57: favorevole ad attuare il Pue in due sub-ambiti è anche il capogruppo di Forza Italia Luigi Marchegiani che però fa notare come il Prg, adottato nel 1999, «sia datato e, quindi, è necessaria una variante per raggiungere nuovi obiettivi di sviluppo».
Il primo tassello dell'affare, comunque, riporta al 14 novembre 2002 quando, con Renzo Gallerati sindaco e Vladimiro Lotorio seduto tra i banchi del consiglio comunale, viene approvata la delibera di giunta che dà il via libera al Pue 57.
In virtù delle norme del Prg, agli imprenditori si dà la possibilità di usufruire di «incentivi premianti».
Sette anni dopo, sono gli stessi imprenditori a rinunciare ai loro diritti: i palazzi sulla strada parco, probabilmente due, non supereranno i 15 metri e mezzo d'altezza a fronte dei 21 originali, e la volumetria è stata calcolata con un indice pari a un metro cubo su un metro quadrato.
È questo il passaggio centrale, secondo l'assessore Di Giacomo. La delibera, inoltre, è «blindata» e presenta un ventaglio di condizioni poste dal Comune per dire sì ai due palazzi. E cioè «che venga presentato il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione da realizzare di concerto con l'ufficio tecnico; che le opere di urbanizzazione vengano eseguite contestualmente alla realizzazione dei fabbricati; che le sistemazioni a verde dovranno essere eseguite come prima fase dei lavori; che le opere scomputabili sono solo quelle relative all'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria».
Per il consigliere Cristian Odoardi non basta: «L'approvazione», afferma, «non è un atto dovuto, perché la modifica a una scheda progettuale è possibile, ma soltanto se c'è un miglioramento delle condizioni di fruizione degli spazi a cessione pubblica. La prima versione del Pue», fa notare Odoardi, «prevede uno spazio a cessione rettangolare, ampio e adiacente alla strada parco, mentre oggi, con i due sub-ambiti, si costruisce un palazzo fronte strada parco e si lascia a cessione soltanto una striscia di terreno lungo il perimetro. Nel secondo intervento, con un altro palazzo», va avanti il consigliere di Rifondazione comunista, «la zona a cessione si trasforma in un rettangolo chiuso tra gli edifici, difficilmente utilizzabile dai cittadini di Montesilvano. Manca la pubblica utilità», spiega Odoardi, «ecco perché il mio voto in consiglio sarà negativo. Il problema», conclude, «è che, in municipio a Montesilvano, sono cambiati i bandisti, ma la musica che si sente è la stessa di prima».

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