PESCARA. Nella nona legislatura regionale gli stipendi di consiglieri ed assessori rimarranno decurtati del 10%. O, almeno, questa la promessa dei politici egionali che attende di essere tramutata in atti ufficiali. La prima indennità per il primo mese di lavoro che sarà corrisposta nei prossimi giorni, sarà di 7.274,08 euro lordi. Anziché di 7.607,37. Di sicuro ancora una bella cifra rispetto alla media degli stipendi e, soprattutto, rispetto a quelli dei precari. Sono i costi della politica regionale che tra l'altro sono inferiori alle indennità dei parlamentari che salgono di un 20%.
In questo caso la nuova maggioranza di centrodestra ha confermato la sospensione dell'aumento del 10 per cento scattato a livello nazionale nel gennaio del 2007, sancito dall'ex Consiglio regionale.
La decisione è stata presa ma non c'è ancora il provvedimento ufficiale, cioè la norma ponte che unisca le due volontà.
Il primo stipendio di questa nona consigliatura sarebbe dovuto essere quello «vecchio» di 7.607,37.
Il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, si è però assunto la responsabilità di comunicare gli uffici competenti, intenti a «fare gli stipendi», di applicare la continuità del taglio: nel mentre lo stesso Pagano ha già sentito il presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, per concordare un percorso amministrativo che porti in tempi brevissimi a «bloccare» come si è detto in ambienti regionali l'aumento nazionale seguito al lievitare degli emolumenti degli alti magistrati.
Ed in questo senso, è corsa contro il tempo per colmare il vuoto contro il quale potrebbe pronunciarsi qualche consigliere regionale.
Non tutti infatti sono d'accordo con i tagli, ma nessuno osa dirlo apertamente.
La decisione amministrativa dovrebbe arrivare prima che gli stipendi vengano erogati, cioè entro il 25 o 25 febbraio.
Insomma, dopo aver annunciato provvedimenti per tagliare i costi della politica durante la campagna elettorale, per motivi di opportunità il centrodestra ha deciso di bloccare il ripristino dell'aumento prima di fare la norma.
Ma stando ai proclami fatti in campagna elettorale da ogni forza che ha partecipato alle elezioni del 14 e 15 dicembre scorsi, la nuova sospensione dell'aumento non sarà il solo provvedimenti di taglio dei costi della politica.
Il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, ha sollecitato la presentazione in commissione e poi in Consiglio di nuovi provvedimenti.
Acerbo, per svolgere il ruolo di consigliere regionale percepirà una indennità di 2.200 euro mensili più il rimborso chilometrico di circa 700 euro: il resto, come da regolamento da lui stesso preparato, va nelle casse del partito.
«Voglio ricordare la battaglia che si è fatta in campagna elettorale contro i costi della politica», spiega l'ex deputato, «mi attendo che tutti i gruppi siano coerenti nel portare avanti iniziative per ridurre gli emolumenti dei consiglieri regionali».
Il primo banco di prova sarà la votazione sulla conferma della sospensione dell'aumento.
Tra le proposte quelle del presidente della giunta regionale, Chiodi sulla necessità di posticipare all'età di 65 anni il «godimento» del vitalizio, e quella del capogruppo dell'Italia dei Valori, Carlo Costantini, di riduzione delle indennità.