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Pescara, 28/04/2026
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Data: 21/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nel mirino i finanziatori del Wineglass. Il calice amaro. L'inchiesta sul "bicchiere" di Toyo Ito finito in frantumi. Il Pm Pompa deciso a chiarire tutti i dubbi sull'operazione

La Procura indaga sull'architettura economica che ha portato alla realizzazione dell'opera

Atti relativi, c'è scritto sul fascicolo. Significa che per ora non ci sono ipotesi di reato, né indagati. C'è solo la volontà della Procura della Repubblica di fare piena luce sulla storia breve e sfortunata del Wineglass di Toyo Ito. L'inchiesta sul calice andato in frantumi solo due mesi dopo l'inaugurazione in pompa magna del 14 dicembre, ultimo atto del sindaco Luciano D'Alfonso, che proprio per quella passerella ad urne aperte per le lezioni regionali ha visto accelerare i tempi dell'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, è appena all'inizio. Ma non lascerà sul tavolo neanche uno dei tanti punti interrogativi che avvolgono come una nuvola l'opera d'arte del grande architetto giapponese. Il Pm Paolo Pompa ha ricevuto ieri mattina dalla squadra mobile i primi atti acquisiti in Comune giovedì sera e le impressioni a caldo degli investigatori. Nelle prossime ore il magistrato deciderà le prossime mosse.
Primo nodo da sciogliere, l'architettura finanziaria che ha consentito la realizzazione dell'opera, materialmente realizzata dalla Clax Italia di Pomezia da un'idea originale di Toyo Ito. Il Comune ha trovato le risorse, poco più di un milione di euro, attraverso accordi con enti privati, il cementificio Lafarge (azienda nel frattempo venduta ad un altro gruppo), la fondazione ex bancaria PescarAbruzzo, che sono i finanziatori dell'opera, e Banca Caripe che si è accollata l'onere della manutenzione. Direttamente, non risultano investiti denari pubblici nell'operazione, ma almeno nel caso di Lafarge il finanziamento privato è legato agli accordi per la proroga concessa all'attività del cementificio. Su questo punto si innestano le denunce verbali dell'opposizione, che parla di acquisto dell'idea di Toyo Ito a carico del Comune e adombra uno scambio troppo oneroso per la collettività dietro il finanziamento di Lafarge.
E' il punto preliminare da sciogliere per capire che direzione potrà prendere l'inchiesta, sicuramente favorita dal clamore provocato dal collassamento della mega struttura di plexiglass. Fin quando il calice è stato al suo posto né polizia né Procura hanno manifestato curiosità al riguardo.
Sotto la lente degli investigatori c'è poi il materiale filmato registrato dalle telecamere di sicurezza di piazza Salotto. Nel momento esatto del crack, le 14,49 e nove secondi di lunedì 16 febbraio, nei pressi della installazione si vede la figura di un uomo che si allontana rapidamente. Nel fotogramma precedente, un secondo prima, l'uomo procede lentamente. Potrebbe essere stato messo in fuga dal boato che ha accompagnato al rottura, avvertito distintamente in tutti i locali che affacciano sulla piazza, anche ai piani alti, oppure potrebbe aver colpito il monoblocco con un corpo contundente. Un dubbio che dovrà essere chiarito, visti i profili di responsabilità civile comunque aperti dalla improvvisa rottura dell'opera d'arte.

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