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Data: 23/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Marini: ora stringiamo i tempi per le alleanze. «Bene l'elezione di Franceschini. In Abruzzo è necessario l'accordo con l'Udc»

«Prima del voto vanno rinnovati gli organi dirigenti regionali»

PESCARA. L'elezione di Dario Franceschini a segretario del Pd, il dibattito interno tra le anime del partito, la questione delle alleanze per il voto, la questione del partito abruzzese. Questi i temi toccati nell'intervista al senatore Franco Marini, all'indomani dell'assemblea che sabato ha eletto, con 1.047 voti contro i 92 di Parisi, l'ex vice di Veltroni alla segreteria del Partito. Marini considera positivamente la conclusione dei lavori, auspicando che il Pd arrivi unito al voto di giugno e possibilmente con un'alleanza la più larga possibile, anche in Abruzzo, che comprenda l'Udc.
Presidente Marini, sabato l'assemblea del Pd ha eletto Dino Franceschini segretario del partito, nonostante i timori della vigilia: qualche commentatore aveva parlato di una probabile rivolta dei delegati.
«In effetti questa assemblea, anomala per il numero e difficilmente governabile, era stata presentata come una possibile assemblea della Palla corda (la sala di Versailles da dove nel 1789 partì di fatto la Rivoluzione francese ndr), anche per le difficoltà del partito e per questa uscita drammatica, e non condivisa da me, di Veltroni. Ma io conosco il partito e non ero di questo parere. La gente che si impegna nei partiti è molto più consapevole e seria di come viene dipinta. Sabato c'era un clima di consapevolazza, di preoccupazione e di serietà che non mi ha sorpreso. E l'elezione di Franceschini è stata necessaria perché andiamo verso le elezioni europee e amministrative e il partito deve arrivarci unito».
Ma il voto dell'assemblea è stato anche una vittoria delle correnti contro il nuovismo, come qualcuno ha scritto?
«Il Pd è nato dall'unificazione di altre forze politiche. È un'assoluta novità. Ma è anche una cosa complicata. Però i problemi dell'economia, del lavoro, dello sviluppo, possono essere affrontati solo da un grande e serio partito riformatore. Le correnti? Nel Pd non ci sono. C'è però un personale politico che viene dal mondo del cattolicesimo impegnato, dall'ex Pci e dai gruppi della società liberal-democratica. Qualche volta il dibattito è ricco di idee e qualche volta sfocia in contrapposizioni che agli occhi degli elettori sono inaccettabili. Ma il partito ha solo un anno e 5 mesi e nel frattempo siamo entrati dentro una crisi difficile. Il mio giudizio però resta positivo».
Però per il dopo Veltroni c'è chi annuncia il rischio di una scissione.
«Qualche preoccupazione in questa direzione ha riguardato Rutelli. Ma io escludo che abbia nei suoi progetti l'uscita dal Pd, specialmente se riusciamo a ricentrare la nostra strategia politica».
C'è però Casini che parla con sempre più insistenza di grande centro.
«L'Udc continua con questa attitudine ai due forni, lucrando anche su qualche risultato elettorale. Ma l'Udc è all'opposizione e per noi è un alleato naturale. È vero che noi siamo un partito riformista e non sempre siamo in sintonia con loro, ma le alleanze bisogna farle».
Presidente, con l'assemblea di ieri e l'elezione di Franceschini tramonta il metodo delle primarie?
«Il sistema delle primarie si è dimostrato efficace per l'indicazione delle cariche amministrative, di un sindaco o di un presidente di provincia, ma siamo gli unici al mondo che per eleggere il segretario del partito ricorrono alle primarie. Ora nello statuto è stata introdotta una correzione per cui i candidati alle primarie vengono vagliati dalle assemblee di partito, perché, ripeto, da nessuna parte al mondo i dirigenti di partito vengono eletti da una platea di simpatizzanti che non appartengono al partito. Sarebbe meglio qualche riflessione su questo punto e io, anche se come ho già detto, non sono più nella prima linea, cercherò di farla».
Per il Pd abruzzese resta l'idea di eleggere gli organi dirigenti prima del voto di giugno?
«Ne ho sempre parlato con Brutti, che ringrazio del buon lavoro che sta facendo in un momento difficile per il partito in Abruzzo, e siamo d'accordo: non c'è dubbio che prima delle elezioni noi dobbiamo ricostituire con l'assemblea del partito abruzzese la segreteria regionale, poi ci saranno i congressi. Dobbiamo farlo anche per dare un segnale agli elettori».
Per quanto riguarda le alleanze per il voto amministrativo resta in piedi l'ipotesi di una coalizione la più ampia possibile?
«È l'impostazione che io condivido. Noi ambiremmo ad arrivare a una coalizione di centrosinistra che va dall'Udc all'area della sinistra, e faremo di tutto per costruirla. Il commissario sta tenendo i rapporti necessari con gli altri partiti ma non si è ancora arrivati alla stretta. Ma a fine mese dobbiamo fare il punto perché non possiamo arrivare al voto con l'acqua alla gola».

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