PESCARA. Carlo Toto verrà interrogato nei prossimi giorni dal pm Gennaro Varone. Il faccia a faccia tra magistrato e patron di AirOne, ammesso che l'imprenditore risponda alle domande, sarà uno degli ultimi atti prima della chiusura dell'inchiesta per corruzione che coinvolge anche Luciano D'Alfonso. Che per la procura si sarebbe reso responsabile di presunti favoritismi nel project financing da oltre 50 milioni aggiudicato alla Toto Spa per la gestione dell'area di risulta e poi annullato.
LE ACCUSE. Ma in cambio di che cosa? Di voli e cene gratis, e di un contributo non dichiarato di 7mila euro per le elezioni. L'attenzione del pm è rivolta, in particolare, al numero di posti auto per i quali venne formulata l'offerta. Secondo l'accusa, mentre il bando iniziale prevedeva 600 posti, la lettera d'invito non riportava quantificazioni numeriche ma solo riferimenti generici, mentre l'offerta dell'imprenditore è avvenuta su 4mila posti auto, che sarebbero stati gestiti dalla stessa impresa per 30 anni, in cambio dei lavori di riqualificazione di tutta l'area.
Perché l'imprenditore ha fatto un'offerta per gestire 4mila posti mentre nel bando si parlava di 600? Un'offerta «spropositata», secondo la procura, che avrebbe avuto l'effetto di togliere di mezzo la concorrenza in quanto non si sarebbero trovate altre imprese disposte a ritenere vantaggioso «l'affare» dell'area di risulta, per la gestione di «appena» 600 posti auto. D'Alfonso, davanti al gip, spiegati viaggi e cene con il rapporto di 25 anni con Toto, aveva specificato di «non averlo favorito con l'aggiunta all'ultim'ora nel bando di 4mila posti auto da gestire perché già previsti dall'inizio».
L'ex deputato del Msi e consigliere comunale di An Raffaele Delfino, interrogato una settimana fa, e autore di tre esposti sulle gare d'appalto, aveva specificato come «il core business sia sempre quello dello sfruttamento dei parcheggi a raso, fuori dell'area di risulta nelle prime due gare e dentro nella terza, in preparazione. Soprattutto riguardo al costo, non più 1,50 euro al giorno ma 1 euro all'ora con previsioni di aumento trimestrale, a parcheggio sotterraneo realizzato».
INTERROGATORI. Non solo Toto dovrà salire al terzo piano del tribunale, perché il pm ha intenzione di sentire anche altri personaggi coinvolti. Per oggi era stato programmato l'interrogatorio di un imprenditore, uno di quelli che nel «libro mastro» trovato in Comune in un cassetto di Guido Dezio, braccio destro del sindaco, viene segnato a fianco della lettera N - per indicare il contributo in nero versato, presumibilmente, alla Margherita, per distinguerlo da quelli dichiarati, indicati con la lettera B - accanto alla cifra di 4mila euro. Un impedimento dell'imprenditore ha provocato il rinvio. Nei prossimi giorni, verranno sentiti dal pm anche due collaboratori molto stretti del sindaco, tra cui un vigile urbano.
LA MEMORIA DIFENSIVA. D'Alfonso non ha ancora presentato la memoria difensiva che dovrebbe fare luce su versamenti e spese per un totale di quasi 200mila euro, effettuati dal 2003 fino alla fine del 2006 dall'ex leader del Pd o da suoi familiari. Un pugno di operazioni sulle quali la procura vuole vederci chiaro prima di procedere a eventuali nuove contestazioni di corruzione. Il silenzio opposto da D'Alfonso nel corso dell'interrogatorio del 13 febbraio scorso è stato interpretato dagli inquirenti come una precisa volontà di sottrarsi alle domande.
«Impossibile non ricordare dove siano stati presi i soldi per comprare una casa», dicono a palazzo di giustizia, con riferimento all'acquisto dell'abitazione di Pescara - nell'aprile 2003, quando D'Alfonso era un semplice consigliere regionale - che costituisce la fetta più grande dei 200mila euro da giustificare.
ACCERTAMENTI BANCARI. Le verifiche bancarie sui conti di D'Alfonso e dei suoi parenti più stretti possono considerarsi completate per quanto riguarda l'Abruzzo. E' stato lo stesso pm Varone a effettuare gli accertamenti attraverso gli istituti di credito che hanno sede a Pescara. Ma un'indagine esplorativa è stata estesa anche alle banche di tutt'Italia, dalle quali la procura non esclude che possano arrivare segnalazioni.