Conciliabolo telefonico tra la Pezzopane e Dario Recubini e il "patto" lateranense è firmato: ufficialmente nessuna autorizzazione a fare foto e riprese e, quindi, siam tutti passeggeri in possesso di regolare biglietto... con macchine fotografiche e telecamere! Si parte tra orti, il vecchio mattatoio, il ponte a Roio sull'Aterno. Si arriva alla stazione di Paganica, che poi è di Bazzano, alle 11.47. La Pezzopane va "alla guida" con il macchinista, ma il suo passaggio tra i sedili azzurri puliti e occupati da pochissimi passeggeri, dieci - quindici, non è granché compreso e, anzi, viene sottolineato da qualche critica: «Se ne ricorda solo adesso», anche se c'è un anziano che la ferma e le ricorda la vecchia conoscenza. «Penso a una metropolitana leggera di superficie - dice guardando le cime innevate del Sirente -. I tempi di percorrenza sono già adesso convenienti rispetto al viaggio in auto ed è possibile una progressiva riduzione e regolarizzazione, con meno fermate intermedie; vanno riorganizzate le corse e ristrutturate le stazioni, con un modello diffuso che valorizzi percorsi e sentieri turistici; il miglioramento dell'accessibilità ferroviaria diretta ai centri dell'Aquila e di Sulmona, per il quale la Provincia ha richiesto l'accesso al finanziamento con fondi Fas (9 milioni per L'Aquila e 6.200.000 euro per Sulmona), costituisce l'intervento cardine su cui si fonda il rilancio». Non è la prima volta che sale in "vettura" per Sulmona: «Alla festa della ciliegia di Raiano vado sempre in treno e, qualche volta, lo utilizzo anche per arrivare a Sulmona». Il ciuff ciuff della littorina è un frastuono di rumori tra i terreni coltivati. La stazione di San Demetrio, alle 11.54, è de' Vestini o ne' Vestini? È la prima scritta che compare sbiadita sull'edificio. Va veloce il treno, anche all'interno della prima galleria.
«Bisogna riorganizzare i servizi in città» dice la Pezzopane e, magari, pensa anche a un collegamento veloce tra stazione ferroviaria e ospedale di Coppito, metro o non metro. La littorina, adesso, si contorce come un serpente indolente, sembra sul punto di spezzarsi nel tentativo di assecondare il percorso tra gole, valli, boschi, cime innevate, ruscelli, il fiume Aterno, borghi sul costone e tre ponti in pietra che collegano il nulla e sono di rara bellezza. Arrivano la seconda, terza, quarta galleria. I binari sfiorano le rocce, il trenino si piega a destra, poi a sinistra, ancora a destra e i passeggeri, con il corpo, si spostano sul sedile azzurro assecondando in modo organico ogni movimento, con un leggero mal di capo. Stazione di Molina - Castelvecchio Subequo, ore 12.13, si vede una vecchia fonte. E ancora gallerie: la quinta, la sesta, alla settima, la più lunga e tortuosa, un anziano passeggero in piedi frana sui fotografi, ma si rialza prima di arrivare all'ottava e ultima e scendere a Raiano alle 12.24. Le fantastiche e intriganti gole di San Venanzio sono già alle spalle. Alle 12.29 fermata a Pratola Peligna Superiore e, subito, velocissimi verso Sulmona, dove si arriva alle 12.35 in punto: 54 minuti di viaggio, dieci in anticipo. «E si può fare anche di meglio» dice il macchinista, mentre i suoi colleghi a terra sembrano quasi disturbati dall'attenzione per il "Treno day". La stazione di Sulmona è praticamente in campagna, ma sembra la stazione Centrale di Milano al confronto con quella dell'Aquila e ci sono i sottopassaggi. Nel piazzale antistante, il monumento di una vecchia, nera, locomotrice e le auto che attendono la Pezzopane, ma bus, servizi e collegamento diretto con la città? Stavolta il quadro dipinto sembra la "Premature Ossification of a Railway Station" (l'ossificazione prematura della stazione ferroviaria) di Salvador Dalì!