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Pescara, 28/04/2026
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Data: 25/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Teramani pigliatutto, è guerra dentro il Pdl. «Candidature subito»: zuffa tra Scelli e Piccone. Partito spaccato, meglio aspettare il congresso

PESCARA - Succede a Pescara, in piazza Salotto: vista sul Wineglass impacchettato, sullo struscio di fine sera, sui pensionati che rincasano. Succede lunedì alla vigilia di Carnevale, al quinto piano del palazzo Arlecchino: fin qui è salita la rabbia degli aquilani e dei pescaresi contro i teramani pigliatutto, contro la giunta immobile e la tancredizzazione della regione. Sede di Forza Italia ora Pdl, riunione dello statomaggiore del centrodestra: scoppia in un batter d'occhio la rissa pidiellina, durante un vertice convocato per decidere le candidature alle Provinciali, ci sono tutti i senatori e i deputati azzurri, i coordinatori uscenti e quelli entranti. Maurizio Scelli e Filippo Piccone vengono alle mani, basta una scintilla ad accendere il fuoco, una parola di troppo. Il deputato azzurro, ex commissario della Croce Rossa e capolista alla Camera chiede di partecipare alla scelta del candidato alla Presidenza della Provincia dell'Aquila, rivendica una competenza territoriale, una legittimazione maturata per il suo impegno alle Politiche e alle Regionali. Il coordinatore regionale Filippo Piccone, di Celano come il religioso francescano Tommaso che divise i buoni dai cattivi nel suo Dies irae, e che come lui divide il popolo azzurro in due categorie, in una i teramani nell'altra tutti gli altri, gli fa l'altolà: «Tu non sei nessuno». Scoppia la zuffa, e tutti i partecipanti devono farsi in quattro per separarli e per fare tornare la calma.
Ma lo scontro di lunedì sera fa venire alla luce il grande braccio di ferro in atto dentro lo schieramento azzurro, lo scontro feroce che si sta consumando in attesa del congresso del 27 marzo: perchè Filippo Piccone e Paolo Tancredi (quest'ultimo il vero ispiratore di tutte le mosse del governo Chiodi), stanno tentando in tutti i modi di accelerare i tempi delle scelte, per piazzare i propri uomini nelle quattro Province dove si andrà a votare in primavera e al Comune di Pescara, e per far trovare il piatto pronto al nuovo coordinatore regionale che sarà eletto dopo il congresso nazionale, presumibilmente nei primissimi giorni di aprile. Ma mezzo partito non ci sta, già stufo della tancredizzazione della giunta regionale e della gestione Piccone. Il malessere di Giuseppe Tagliente, manifestato con le lettere aperte a Gianni Chiodi, è soltanto la spia di un malumore condiviso anche dai vertici romani e montato soprattutto dopo il risultato della Sardegna: proprio il confronto con la vittoria nell'isola governata fino a pochi giorni fa da Renato Soru, 10 punti di vantaggio contro un governatore uscente del Pd di tutto rispetto, mentre in Abruzzo dopo gli arresti della giunta Del Turco, Chiodi ha vinto con uno scarto di soli 6 punti, ha fatto lievitare le critiche nei confronti del gruppo dirigente abruzzese. E se a Filippo Piccone come coordinatore per le elezioni non è riuscita una grande performance (tutti i suoi candidati come Di Nardo e Tenaglia non ce l'hanno fatta, e Di Bastiano si è piazzato secondo dopo la Stati), tanto che è costretto ad adottare da "Rialzati Abruzzo" Angelo Di Paolo regalando così alla formazione di Masci il secondo assessorato, Paolo Tancredi si insinua come una biscia nel vuoto di potere del coordinatore regionale, dettandogli tutte le scelte, come faceva Boncompagni con Ambra complice un auricolare. Insomma l'aria dentro il Pdl è tesa, tesissima. Piccone e Tancredi vogliono affrettare le scelte per mettere la firma sulle candidature e completare l'egemonizzazione in chiave tancrediana di tutti gli assetti del Pdl. Ma una parte consistente del partito dice no, a costo di arrivare tardi alla compilazione delle candidature. Il timone del Pdl in Abruzzo dovrebbe restare in mano alla componente azzurra, perchè An ha chiesto sei regioni e ha mollato la presa sull'Abruzzo. In ballo ci sono due parlamentari, proprio Paolo Tancredi e Daniele Toto, il nipote dell'ex patron di AirOne. Ma la bilancia pende sul più giovane Toto: questione di equilibri, ma anche perchè il duo Piccone-Tancredi secondo i vertici romani ne ha già combinate troppe, zuffa di lunedì compresa.



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