PESCARA. Effetti del dopo Quagliariello: il senatore Piccone e l'onorevole Scelli arrivano alle mani. Uno scontro fisico al termine di una «escalation verbale», raccontano sbalorditi i presenti. Choccate le signore: l'assessore Daniela Stati e l'onorevole Paola Pelino. «Eravamo fuori stanza quando abbiamo sentito delle urla. Ci siamo precipitate dentro e ci siamo accorte che qualcosa era successo», ricorda la Stati. Scenario della riunione da Far West, la sede di Forza Italia a Palazzo Arlecchino dove gli Azzurri godono soddisfatti del colpo d'occhio su piazza Salotto e sull'ex Wineglass di Toyo Ito.
Dentro le stanze tappezzate di bandiere di Azzurra Libertà e del volto sorridente e sornione del presidente Berlusconi, lunedì si teneva la riunione preparatoria per le elezioni provinciali del 6 e 7 giugno. Attorno al tavolo c'erano parlamentari consiglieri e assessori regionali: Antonio Del Corvo, Angelo Di Paolo, Walter Di Bastiano, Daniela Stati, Maurizio Scelli, Filippo Piccone, Fabrizio Di Stefano, Riccardo Chiavaroli, Gianfranco Giuliante, Paola Pelino. Più diversi invitati dalle province per raccontare dei loro terrritori e dare indicazioni. Una maratona di parole, proposte, iniziative. «L'atmosfera era tranquilla, fino a quando non si è arrivati a discutere della provincia dell'Aquila. Allora la discussione si è animata», racconta un esponente del Pdl. La scintilla è stata sulla valutazione sulle cose fatte a Sulmona, terra dell'imprenditrice del confetto e parlamentare, Paola Pelino. Scelli ex commissario della Croce Rossa, parlamentare Azzurro, con il suo stile battagliero e quella grinta intemperante che si accorda con le decisioni rapide, ha fatto subito un «ampio resoconto» delle cose che non andavano nella città di Sulmona («la mia città», sottolineava Scelli) prospettando un percorso di approfondimenti, incontri e, naturalmente, «l'ascolto della voce di cittadini e dei militanti». Piccone, ex sindaco di Celano, senatore ma anche imprenditore di successo e uomo pratico, ha rimarcato che in fondo bastava sentire la sua collega capitano d'impresa Paola Pelino. Eccola dunque la scintilla, nel segno di venere, che ha innescato la «terribile esclation verbale». Con Scelli che elencava a gran voce i fallimenti politici della Valle Peligna e di Sulmona, provocati a suo giudizio dall'onorevole Pelino, e Piccone a ribattere, non tanto per puntuglio o galanteria, ma perchè è lui il coordinatore Azzurro, mai nominato ufficialmente (ma ha avuto l'onore di condividere con Berlusconi l'aereo presidenziale nel volo Pescara-Milano). Ecco, proprio lui non poteva starsene ad ascoltare rampogne (dopo già tre ore di chiacchiere sulle elezioni provinciali) da uno Scelli che innervosito si è avventurato in giudizi politici non proprio lusinghieri su Pelino-Piccone. Il temperamento celanese è così prevalso: d'impeto il senatore Piccone si è alzato protratto verso Scelli. E le mani grosse di Piccone, industriale che si è fatto da sè nel settore della carpenteria metallica hanno avuto la meglio. Strattonato, Scelli ha però resistito bene, con quella forza nervosa e apparentemente sproporzionata che arriva dai fisici magri. Il peggio è stato evitato da Di Stefano che, si racconta, anche se un poco fuori forma è balzato verso Piccone riuscendo a trattenerlo. Ma per ben due volte, Di Stefano ha dovuto bloccare l'irruento Piccone.
«Se vogliamo è la vera notizia di questa storia», si sono detti i leader di Forza Italia nei capannelli successivi la lite. Nelle dichiarazioni ufficiali, ieri, naturalmente la storia è stata giustificata con una «diversità di vedute». La riunione sulle provincie sarà riconvocata, e già ieri c'era chi giurava che Scelli e Piccone sarebbero tornati amici. Altrimenti da Roma Berlusconi avrebbe rimandato in Abruzzo il vice presidenti dei senatori, Gaetano Quagliariello.