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Pescara, 28/04/2026
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Data: 25/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Deficit in aumento, si rischiano nuove tasse» Redigolo: nuovo buco di 170 milioni. Le cliniche? Rispettino il piano di rientro

PESCARA. «Il Consiglio di Stato ha bocciato i tagli della Regione ai tetti di spesa delle cliniche? Bene, le decisioni della magistratura vanno rispettate, ora bisogna riprendere il filo del discorso e vedere cosa fare. Fermo restando che c'è un piano di rientro che impone risultati sia di assistenza da erogare che finanziari da rispettare». Gino Redigolo commissario di Governo per il piano anti deficit della sanità, ha carnagione e occhi chiari ed un temperamento teutonico. Non si scompone alla notizia che i giudici del Consiglio di Stato hanno respinto l'appello della Regione contro le pretese delle cliniche. Ora i privati possono chiedere più soldi per le prestazioni. «Sto tornando in Abruzzo in treno. Appena scendo compro il Centro e facciamo l'intervista».
Dottor Redigolo dopo la sentenza del Consiglio di stato cosa farà?
«Il dialogo con le cliniche private sarà ripreso, ma ricordandoci tutti che c'è un piano di rientro, altrimenti se si sfondano i tetti di spesa bisogna aumentere le tasse».
Ma non si era parlato di «riorganizzazione della sanità» di «tagli agli sprechi»?
«Il primo obiettivo, se vogliamo ridurre le spese è riorganizzare il sistema dell'offerta in modo che siano erogate prestazioni nel modo più efficente possibile. Bisogna intervenire sul tasso di ospedalizzazione, evitare ricoveri impropri e prestazioni inutili».
Come?
«Beh, in primo luogo evitando di curare i sani. In alcuni ambiti può resistere un antico vizio, ossia che ci siano prestazioni fuori gli standard stabiliti. Non mi pare che l'Abruzzo abbia una popolazione con diverse situazioni patologiche differenti dalle altre regioni. Bisogna fare uno sforzo per dare prestazioni sanitarie appropriate. E' un impegno che coinvolge sia gli operatori che la popolazione».
Allora in questi anni e ultimi mesi non si è fatto niente nonostante gli appelli e le tasse pagate dagli abruzzesi?
«Qualcosa si sta facendo. I direttori generali sono stati invitati a lavorare a piani industriali coerenti con i fondi che hanno a disposizione, e lo stesso stanno facendo le strutture private».
I privati però torneranno alla carica, sentenze alla mano, dicendo che le tariffe sono basse.
«Con le cliniche torneremo a discutere ma il budget è stato stabilito nel piano di rientro. Quindi si tratta di discutere come possono riorganizzarsi di conseguenza».
Come stanno i conti della sanità nella Regione Abruzzo? «Spendiamo due miliardi e 200 milioni di euro l'anno per una popolazione di un milione 350 mila abitanti. Soldi che dovrebbero consentire di dare prestazioni adeguate».
Invece cosa accade?
«Che non stiamo a buon punto rispetto agli obiettivi prefissati. Di fatto dal 2006 al 2008, si è accumulato un ulteriore deficit. Lo sforamento riguarda gli esercizi 2006-07, bisogna ora trovare i soldi per coprire questo buco, calcolato sui 170 milioni di euro».
Insomma le tasse non hanno scalfito i bilanci in rosso?
«Nel 2008 il deficit si è ridotto. Sono aumentati gli introiti fiscali da parte della Regione. Ma l'Abruzzo viaggia con un disavanzo strutturale che va dai 100 ai 110 milioni di euro l'anno. Disavanzo che va assolutamente frenato».
Con la chiusura di piccoli ospedali e tagli alle cliniche?
«I piccoli ospedali e gli operatori privati dovranno seguire quello che indica il piano di rientro. Per i piccoli ospedali i servizi vanno adeguati alle esigenze davvero utili della popolazione. Riorganizzare non vuol dire chiudere. Non saranno chiuse le strutture dove ci sono carenze di assistenza».
Eppure i familiari dei malati di Alzheimer contestano la chiusura forzata del centro "il Pettirosso", che segue 24 pazienti, su un totale di 15 mila malati di cui 2.500 gravi. Non crede che tagliare 150 mila euro per questo servizio sia un caso di malasanità?
«Non credo che taglieremo l'assistenza ai malati di Alzheimer. Quando parlo di riorganizzare intendo questo: intervenire dove c'è reale necessità. Non bloccheremo le strutture dove siamo carenti».

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